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venerdì 10 giugno 2011

178. AL VOTO, AL VOTO ...

"Odio gli indifferenti, Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non esserecittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L'indifferenza è il peso morto della storia, è la palla di piombo per chi vuole innovare, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perchè inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.

L'indifferenza opera potentemente nella storia.

Opera passivamente ma opera- E' la fatalità: è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costrutti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico può generare non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada può tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.





La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, dalle ambizioni e passioni personale di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa.

Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare, ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era attivo e chi era indifferente.





E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. lcuni piangono pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per veitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.

I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimento di ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. (...)

Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. (...)

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti."


Odio Gli indifferenti, Antonio Gramsci - 11 febbraio 1917






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"Noi (...) ci appelliamo alle nuove generazioni (...) Noi diciamo loro:ora tocca a voi, indignatevi! I responsabili politici, economici, intellettuali e la società non devono abdicare né lasciarsi intimidire dalla dittatura dei mercati finanziari che minaccia la pace e la democrazia.







Il mio augurio, a ciascuno di voi, è che abbiate un motivo per indignarvi. Quando qualcosa ci indigna allora diventiamo militanti, forti e impegnati. E' fondamentale. Abbracciamo un'evoluzione storica e il grande corso della storia continua grazie a ciascuno di noi. Ed è un corso orientato verso una maggiore giustizia, una maggiore libertà, ma non la libertà incontrollata come la volpe nel pollaio."

Stéphane Hessel, Indignatevi!


venerdì 24 settembre 2010

154. “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media.

Il linguista Noam Chomsky ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media.

1 - La strategia della distrazione.

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionatada temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione.

Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 - La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 - La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini.

La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).



6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.

Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….


7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...

9 - Rafforzare il senso di colpa.

Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.

Negli ultimi 50’anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su se stessa.


venerdì 29 gennaio 2010

70. "Lontano dalla folla? Una follia!" - Biografia (non autorizzata) di Mr B. (parte 9/40)

"Lontano dalla folla?
Una follia !"


14 dicembre 2009

Il Corriere della Sera titola a caratteri cubitali: “Il Cavaliere ha perso molto sangue ed è sotto osservazione al S. Raffaele”.

La Nazione, il BelPaese entra in fibrillazione: senza il suo leader si sente smarrita

Ancora sotto chock, Bernasconi non perde la calma e dice a chi gli è vicino: “Mi aspettavo che succedesse, ma dite a tutti che sto bene (…) troppo odio ...”.

Ed intanto su Feisbuk esultano in 20mila!


15 dicembre 2009

Titolo del Corriere della Sera: “Non starò lontano dalle folle”.

L'aggressore, compresa la follia del gesto nei confronti di chi ha la sola colpa di fare e voler fare del bene, si pente: “Un atto vigliacco!”.

Come faccio, adesso? Non potete chiedermi di rinunciare a stringere le mani e ad andare in mezzo alla folla! Come faccio?” (Corriere della Sera, 15 dicembre `09) si domanda sconsolato il premier maximo.

E' il pensiero fisso di Bernasconi il giorno dopo la viole aggressione in piazza Duomo: come puo` la gente, la sua gente, stare senza di lui e come puo` lui stare senza la gente, la sua gente?.

Il premier è ricoverato al San raffaele per curare le ferite alla bocca ed al volto.

Al settimo piano del reparto 'solvibilì` del reparto Q sono state blindate tre stanze: nella prima c'è il Presidente, nel'altra le guardie del corpo e, poi, c'è la stanza trasformata in ufficio dove regna la fidata e fedele segretaria Marinella che organizza l'agenda di Elvio tra il via vai incessante dei visitatori che rendono rispettoso omaggio.

I polizziotti e gli uomini della security spuntano ovunque: sulle scale, sul piazzale, davanti alle porte degli ascensori, nei corridori, mescolati ai pazienti che girano tra gli ambulatori per le visite e gli esami di routine, ai familiari che vanno a trovare i degenti, mischiati tra i medici, confusi tra gli infermieri.

Bernasconi resta a letto, non accende la tivvì, chiede la rassegna stampa.

E' dolorante e molto fiacco, fatica a mangiare e continua a chiedersi “Perchè mi hanno fatto questo?” (ibidem).

Il volto è visibilmente segnato: sembra suonato come un pugile!

La guancia è gonfia e la borsa del ghiaccio va tenuta premuta per cercare di ridurre ed attenuare gli effetti del proditorio colpo.

Il labbro ed il taglio sotto lo zigomo sinistro sono protetti da bende e cerotti fatica a parlare, ma vuole incontrare tutti.

Mi dicono che dovrò stare attento, ... adesso che inizia la campagna elettorale per le regionali, ma tu che mi conosci, o fidato Malaiuti, come, come faccio a stare lontano dalla gente?” (ibidem).

Malaiuti cerca di incoraggiarlo e ripete che “dovremo essere molto prudenti” e confida ai giornalisti che “è come un leone che ha ancora voglia di combattere e ruggire e che continuerà a dare zampate!” (ibidem).

Ma, intanto, il leone è chiuso in gabbia.

Sul tavolino una coppa di gelato per rinfrescare la bocca ed I cioccolatini da offrire generosamente agli ospiti che si avvicendanno al capezzale: anche in questi dolorosi momenti il suo primo pensiero va agli altri!

Non sono ancora le 18 quando al ground zero, al piano terra del settore Q si presenta il Grezzi, insieme al ministro Roberto Caldarrosta ed al plenipotenziario Scoca.

Quando escono dalle stanze del Bernasconi, il Grezzi spiega: “Sta soffrendo molto, ma lui è come me: è uno che combatte! All'inizio era un pò giù, ma quando mi ha visto ed ha visto che sono arrivato con quelle canaglie di Caldarrosta e di Scoca si è subito tirato su di morale perchè sa che stiamo con lui”. (ibidem)

Mentre racconta, Grezzi è raggiunto alle spalle dal ministro Tremonti e con lui decide di risalire al settimo piano: “Così lo facciamo divertire e ci vediamo le infermiere!”.

E salgono in ascensore ridacchiando come due vecchi amici!

Verso le 20 esce dal portone dell'ospedale il tribuno Fedele: “Non sta per nulla bene … basta visite: deve riposare!”.

Ma il leone ferito vuole uscire dalla gabbia e ripete: “fatemi tornare in mezzo alla gente!” (ibidem).

Il bollettino medico recita, a sorpresa, che la prognosi è stata elevata a 25 giorni …



16 dicembre 2009

Il Corriere della Sera titola in prima pagine: “L'amarezza di Bernasconi: colpito nella mia Milano!”.

Le ferite di Bernasconi iniziano a rimarginarsi, ma si aprono quelle politiche.

I più fedeli tra I fedeli del Pollo in Libertà iniziano a temere per le condizioni psichiche di Bernasconi: il suo eccessivo buonismo rischia di far fallire i loro piani ed iniziano a tramare nell'ombra!

Alla Camera viene fatta passare la legge Finanziaria con l'ennesimo voto di fiducia, ma Spessi giudica tale scelta “inaccettabile”.

Dichiara Spessi ai giornalisti: “(...) Invece siamo stati noi senza ragione ad accendere senza ragione i toni, ad alzare ulteriormente gli steccati … fosse una strategia … ma non lo è: è un modo di procedere alla cieca!” (Corriere della Sera, 16 dicembre `09).

E, levando gli occhi al cielo come per invocare … Qualcuno: “Solo Bernasconi può evitare che il tentativo di aprire una fase di confronto fallisca. Il nodo, in fondo, è questo!” (ibidem).

Che senso ha? E che senso aveva mettere la fiducia sulla Finanziaria?” si chiede sconsolato il Presidente della Camera.

Saltava, così, il “patto parlamentare” sul quale aveva fatto affidamento anche il Presidente della repubblica Napoletano, che aveva chiamato Trevalli, il titolare di via XX settembre esortandolo ad evitare il voto di fiducia.

Non ce n'era bisogno – sostiene Spessi – intanto perchè non c'era il rischio che passasse nemmeno un emendamento delle opposizioni. Poi, perchè nella maggioranza tutti si erano impegnati ad essere compatti, consapevole di non poter sgarrare, di non poter cambiare neppure una virgola della manovra” (ibidem).

Insomma – prosegue Spessi scoraggiato, deluso – non c'era un problema di tempi, non c'erano problemi politici, non c'era ostruzionismo visto lìesiguo numero di modifiche presentato” (ibidem).

E conclude: “Se così stanno le cose – e le cose stanno così -, non si capisce la necessità di alzare il ponte levatoio!” (ibidem).

Ma coloro che ordiscono e tramano nell'ombra, dietro le quinte, hanno da tempo deciso di isolare Spessi ed ora cercano di mettere in un angolo anche l'incolpevole Bernasconi per prendere loro le leve del potere!

Si levano, quindi, all'unisono le critiche concordi dei gruppi parlamentari di centro-destra, dei ministri e dei dirigenti del Pollo in Libertà: “Spessi si pone al di fuori del proprio ruolo istituzionale”, ed ancora “Spessi non aiuta l'apertura di un clima politico nuovo” (ibidem).

A Spessi, recatosi ad omaggiare Bernasconi ed a chiedere ragione di quanto sta succedendo, il leader supremo spiega: “Non sapevo nulla di quello che si è deciso” (ibidem).

Per dar ragione al detto che vuole che la madre degli scemi sia sempre incinta, sempre il 16 dicembre, fallisce un attentato dinamitardo alla prestigiosa unviersita` meneghina Bocconcino.

Tuona, sacrosantamente Velcro dalle pagine del Giornalino: “Si tacerà sul fatto che gli autori dell'attentato sono fans di Santorre e di Travaso e che quest'ultimo li ha confortati ed incoraggiati sostenendo che è giusto odiare ed augurarsi la morte fisica degli avversari politici?” (Il Giornale, 15 dicembre `09).

Santorre e Travaso sono, finalmente, costretti a restare rintanati nei loro covi dopo che Padellino, direttore del giornale extra-parlamentare 'Il Fattò è stato giustamente e civilmente apostrofato a Palermo da alcuni gentili e cittadini armati di picche e forconi “certo, pure voi, augurarvi la morte di Bernasconi ….”.

(segue ...)