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giovedì 11 novembre 2010

174. "Chi l'avrebbe mai detto ?!" (parte 5/5) - Le inchieste del commissario Marmittoni

Per fortuna, come Vi avevo anticipato, ad organizzare la manifestazione è il gruppo dei toscani, il che, per noi, vuol dire che il momento più importante della giornata è quella, che questa volta sì, si può chiamare pausa pranzo.

Intanto non relegati, tenuti in disparte in un angolo del bar (ndr. se ci fosse un sottoscala, Lilia ci metterebbe a mangiare nel sottoscale, se ci fosse una cantina, ci metterebbe in cantina) come a Busca, ma addirittura al tavolo col l'equipe dei direttori di gare, trattati da paro a paro.

Ed il menù? Ad occuparsene è addirittura il catering di un risto e poi rante: agnolotti al burro, secondo con verdura fresca e carne preparata al momento, bibite in lattina a scelta, acqua naturale o gasata.

Timidamente, finita la prima bottiglia d'acqua, osiamo chiedere al direttore viareggino se, pagando naturalmente, possiamo ordinarne una seconda.









Pagando? – sbotta il concittadino del Marcello una volta osannato ed ora caduto in disgrazia (ndr. Lppi) – ahahah, pagando … ma stai scherzando? Qui è tutto offerto!”.

Così come quando domandando un altro dei direttori “Oh ragazzi, c'ho ancora un languorino … si ordina una pizza?”, Bimbo Gigi ringalluzzito da tanto opulenza si concede un “Seee, una pizza: perché non due?”.

E di pizze ne arrivano 3! E' vero, da dividere, ma ragazzi: questo è per noi il paese della cuccagna!

Tanto per non farsi mancare nulla, al tavolo si siede anche la ragazza che in costume (ndr. da bagno, siamo o non siamo a fine luglio?) accompagna con la bandiera per dare la sbandierata della partenza delle singole gare.

L'aspetto non tradisce le reali intenzioni della ragazza che, candidamente, dichiara: “IO sono di Bologna, la città delle tre T: torri, tortellini e ...”.

L'allupamento generale raggiunge livelli parossistici, con mia somma disapprovazione!

Certo è che, com'è giusto che sia per onorare la gerarchia che è fondamento di ogni ordinamento sociale e dal sapore vagamente dittatoriale, la precedenza viene data al direttore di gara ed a tutti è evidente che nel pomeriggio della seconda giornata della romagnola e del direttore si perdono le tracce.

Effettivamente, occorre ed è doveroso ammetterlo, l'organizzazione ha pensato a tutto: ci sono persino delle ragazze, come dire, ah sì 'intelligenti: peccato che abbiano una ventina danni, pardon, d'anni!

Ecco, allora che mi trovo a considerare come alla fine, almeno il più delle volte, si finisca col somigliare proprio alle persone che più si critica.

Mi ricordo quando avevo 20anni20 io (ndr. ebbene sì: anche il vostro ha avuto 20anni20!) e guardavo con disprezzo quei 40enni che, allora, a me sembravano vecchi decrepiti e li criticavo sino all'aperto disprezzo perché guardavano le allora mie coetanee ed ora io mi ritrovo al loro posto: sic transeat gloria mundi!

Una cosa è certa dopo codesta 2 giorni: contrariamente a quanto mi sarei aspettato e temevo a marzo, coi colleghi si è diventati gruppo, non solo con big Ale ed Anna, ma anche con Fra' I, Cecco, il Massimo e Bimbo Gigi e quasi mi dispiace che per le prossime settimane non ci siano più gare!

Chi l'avrebbe mai detto?

Fine


giovedì 16 settembre 2010

151. Il commissario Marmittoni ed il leone marino (parte 1/3) - Le inchieste del commissario Marmittoni

8 – 9 maggio 2010 campionato italiano supermoto


Leggo da un qualche non meglio precisato sito dei maniaci della moto “Ultime ore di vigilia e poi, finalmente si alzerà il sipario sulla 2a prova degli Internazionali d’Italia di Supermoto organizzati sul circuito internazionale Kart Planet di Busca dalla DBO in collaborazione con la Federmoto ...La manifestazione, che grazie alla nuova formula del campionato è molta attesa dall’ambiente del supermotard perché per molti sarà l’occasione per riscattare la prima prova di fine marzo a Pavia, un autentico confronto tra i migliori piloti italiani ed il foltissimo gruppo di fuoriclasse stranieri che hanno scelto l’Italia per completare la preparazione in vista dell’inizio delle prossime prove mondiali. ”.

Biglietti. Sabato biglietto intero 10 euro, domenica intero 15 e ridotto FMI 10 euro. Under 14 ingresso gratuito.

Insomma, ecco, non so se avete capito che il Vostro, oramai, è pronto per un palcoscenico mondiale!

La verità è che un bravo commissario di gara non si monta mai la testa: egli segue, dirige, coordina qualsivoglia gara con la stessa sublime indifferenza: l'occhio rivolto solo a far rispettare il regolamento, pronto e vigile ad intervenire in qualsivoglia occasione, arcigno ma sorridente, severo ma giusto.

In effetti è altrettanto vero che il Vostro inizia a malapena a capire che le moto vanno più veloci delle biciclette e che per farle andare innanzi non è necessario pedalare: quindi, per me, una categoria vale l'altra … basta che mi paghino!

Checché ne possiate pensare, alzarsi due mattine di seguito alle 5.30, dormendo si e no una cinquina di ore non è da tutti ed il secondo giorno nono pochi coloro che preferirebbero starsene comodamente a letto: ma non è così per un commissario.

Debbo, tuttavia, ammettere che questa mattina abbiamo tutti l'aria un po' più rinco del solito ed a nulla vale il caffè gentilmente “non offerto” dalla Lilia per svegliarci; senza contare che in 5minuti5 è difficile – per non dire impossibile – riuscire a trangugiare il caffè ed andare in bagno e, tra le due cose, si deve scegliere. Molti di noi rinunciano al caffè, mentre la Lilia non rinuncia all'euro che cadasette siamo costretti a versarle prima di uscire. Una voce incontrollata del kartodromo, una cd. 'gola profonda', vuole che la Lilia ricicli i caffè non bevuti per i nuovi avventori: diavola di una Lilia, non ci fosse bisognerebbe inventarla!

Essendo, oramai, entrato a far parte del gruppo per dimostrato sprezzo del pericolo, decido di fare un passo oltre, mostrando loro la mia buona volontà di saperne di più del faaaaaaaantastico mondo delle due ruote.

Umile e reverente, quindi, mi appropinquo a big Ale, che oggi mi pare più grosso del solito per quanto insista a vestirsi di nero, un po' per incutere “più carisma e sintomatico mistero", rispetto e – perché no? - terrore, un po' perché, si sa, il nero snellisce.

In un eccesso di ruffianeria, per far colpo sul 'capo', in settimana mi sono cercato su wikipedia il significato di 'motard' ed ho cercato di imparare a memoria quanto più possibile.

“Ehi, big (ndr. tra commissari, ma solo tra commissari è lecito chiamarsi con nomigliosi, purché rispettosi del grado e mai volgari), ma è vero che – e parto col pistolotto - … il termine supermotard (a volte sostituito da supermoto o motard) si riferisce ad un particolare tipo di moto e competizione (il termine Motard viene usato per le moto con queste caratteristiche, ma non da competizione, salvo rare eccezioni)?"

Big Ale resta un attimo, ma solo un attimo, interdetto dal mio esagerato ed inaspettatato sapere ed io, sperando non si riprenda dal suo stato di torpore mattutino, proseguo senza riprendere fiato: "Correggimi se sbaglio, ma … l'etimologia di supermotard deriva dalla parola Motard, una parola francese di argot, entrata ormai nel parlare comune. Significa genericamente motociclista, ma indica quel tipo di motociclista che va in motocicletta su strada con qualsiasi tempo, spesso in gruppo, e che non disdegna la messa a punto e l'elaborazione sulla sua moto”.

Riprendo un attimo il fiato e riparto col gran finale: “In origine le moto da Motard erano dei cross che montavano una gomma posteriore larga stradale. Questo genere di moto nasce come competizione motociclistica vera e propria (in America con il nome di Superbikers) diventando solo negli anni Novanta un genere di moto a sé stante e destinato alla produzione, diffondendosi poi molto rapidamente in tutto il mondo “.

Lo sguardo di big Ale, quando ho terminato lo sproloquio, è un misto di ammirazione e sorpresa, di diffidenza e sospetto: da una parte non si aspettava una mia simile sortita, dall'altra intuisce che non è tutta farina del mia sacco e d'istinto teme di essere gabbato, anche se non capisce come.

Nel dubbio, per non vedere sminuita la sua figura agli occhi del drappello di fedeli, ha una sortita geniale (non per nulla è 'il capo'): “Ah, senti … bravo … come premio per la tua buona volontà ti permetto di pagarmi il conto ...”.

E' in casi come questi che ho la vaga sensazione che ad essere gabbato sia stato io!

Mi avvio al bancone dove troneggia Laila 'la platinata Platinette di Busca' e le dico che mi offro di pagare il conto di big Ale.

Alla padrona di casa non par vero e, prima ch'io abbia tempo di tornare sulla mia generosità, tira fuori dal cassetto un quadernaccio che reca sul frontespizio un minaccioso titolo “conto di Ale”. Insomma, tutto un quaderno pieno di conti da pagare risalenti a Dio solo sa quando.

Mi faccio forza ed ammetto di non aver tanto contante “... magari la settimana prossima …”.

Di Laila si può dire tutto, ma non che non cerchi di venire incontro alle difficoltà dei clienti, ed infatti: “Non hai contanti? Non è un problema: accettiamo bancomat, carte di credito, tickets restaurant, assegni e cambiali!” … tanto generosità non commuove anche i Vostri cuori di pietra?

(segue)

NON e` una storia di pura invenzione.
Nel racconto SI FA riferimento a fatti e persone REALI.


venerdì 13 agosto 2010

148. Un eroe dei nostri tempi (4/4) - Le inchieste del commissario Marmittoni

Domenica 5 aprile 2010


Svegliarsi l'indomani è gesto ancora più eroico delle corbellerie del giorno prima, ché, a mente fredda, nessun uomo sano di mente si parerebbe innanzi a degli esagitati che rombano ad un 250 km/h: ma il Vostro non ha mai preteso di essere sano di mente!

Giurerei che questa mattina è ancora più fredda di ieri, ma sono troppo addormentato per avere la mente lucida.

Il pubblico dei passeggerei (ndr. rigorosamente non paganti) del 101 la domenica mattina – Vi ricordo che sono a stento le 06.00 è desolante: alcuni ciofani strafatti di pillolame da discoteca con le pupille chi a spillo chi dilatate, barboni che sono rimasti chiusi fuori dai ricoveri e si scaldano a bordo dei mezzi pubblici cercando di far passare la notte, le solite coppiette di anziani che vogliono andare a prendere il posto in prima fila per la messa delle 12.

Arrivo puntuale al consueto appuntamento e dopo una decina di minuti ci sono tutti, tutti per modo di dire; ci contiamo una-due-tre volte e, se la matematica non è un'opinione, ne mancano due!

Gianluca, che sicuramente è l'unico già sveglio, ha un'intuizione ed esclama: “Ma dove sono Ale ed Anna?”.

La domanda non è di poco conto ed ha una sua logica, considerando che parrebbe brutta cosa e mancanza di professionale professionalità presentarsi senza il coordinatore dei commissari.

Fortuna vuole che sempre il suddetto Gianluca conosca non solo il cognome di big Ale, ma anche dov'egli abita.

Scampanellata ed in meno di 5minuti5 siamo già alla volta di Busca, con big Ale che mantiene una velocità di crociera che impedice agli autovelox di scattare una foto ricordo che non sia 'mossa' rendendo illeggibili i caratteri della targa: satanasso di un big Ale!

A giudicare dal poco tempo impiegato e da quanto immagino ci voglia per passare sotto la doccia la massa imponente del big, ne deduco ch'egli non solo non abbia fatto colazione, ma neppure si sia lavato.

Entrati in auto, sentendo i ruggiti dello stomaco e l'eau de bouquetins sauvages di big Ale mi tolgono ogni dubbio!

Rispetto alla giornata di ieri questa domenica se ne scorre via in scioltezza, fors'anche perché ha smesso di piovere.

Il pranzo è sempre più desolante: abbiamo (ndr. non è un pluralia majestatis, ma un plurale per riferirsi a NOI commissari) la per nulla vaga impressione che la Laila ci usi per finire le focaccette avanzate nell'arco della settimana impreziosita da una fetta trasparente di quella che potrebbe essere mortazza ovvero salama (ndr. mortadella o salame).

Ecco, arrivato al termine di questo mio secondo appuntamento col mondo delle gare di moto, voglio rivelarVi un segreto. Molti di Voi penseranno che nel paddock, intorno alla pista, nei bar dei circuiti di moto sia un pullulare di belle ragazze smaniose di concedersi – nell'ordine – ai piloti ed ai commissari: niente di più falso!

Forse è l'aria di Busca, forse “non sono più quei tempi”, fatto sta che in tutti questi mesi a Busca mai ho visto belle ragazze, se non quelle che – evidentemente – si erano fermate per chiedere indicazioni stradali e ripartire in tutta velocità.

Fanno, anzi, bella mostra di sé signore stagionate che probabilmente, come Laila, una volta sono state le famose girls del paddock, ma anche per loro il tempo è inesorabilmente ed impietosamente passato.

Insomma, ma forse è meglio così, per piloti e commissari poche sono le distrazioni e, così, possono meglio concentrarsi sulla gara. E, poi, quello che conta e che sto iniziando a capire anch'io - seppure lentamente, assecondando i miei tempi - è che a questi piloti poco o nulla importa che ci siano belle ragazze: per loro la moto è uno stile di vita!

Durante il rientro in auto con big Ale ed Anna s'inizia a famigliarizzare ed io mi lascio andare e domando, vanesio: “Eddai, Ale … ammettilo … per essere la mia seconda volta mi sono comportato bene!”.

Big Ale accoglie la mia narcisa considerazione con un grugnito e, dopo alcune mie insistenze, si lascia andare e mi confida: “Senti, hai fatto il tuo dovere, ma, come non ti ho ripreso per alcune disattenzioni l'altra volta, non ti farò MAI i complimenti!”.

Che Vi devo dire? Big Ale ha ragione, ferpettamente, pardon, perfettamente ragione!

Insomma, un po' alla volta sto scoprendo il big ed Anna – così come gli altri compagni di ventura – e Vi confesso che inizio ad apprezzarli. Sarà che in questo fine settimana ho superato la mia prova del fuoco, il mio rito di iniziazione, ma sento di entrare a far parte della 'grande famiglia' ... quella dei commissari di pista! (ndr. e che Vi credevate?)

Ma per sapere come andranno le cose, Vi aspetto alla prossima puntata: un appuntamento … con la Storia!

(segue)

NON e` una storia di pura invenzione.
Nel racconto SI FA riferimento a fatti e persone REALI.


giovedì 12 agosto 2010

147. Un eroe dei nostri tempi (3/4) - Le inchieste del commissario Marmittoni

Il fatto gli è che un pilota non è degno di tale nome se non cerca di portare a termine la sua gara, per cui il secondo cerca di rimettere in moto … la moto, non curandosi del fatto che il primo sia proprio ben incastrato.

Ed è a quel punto che il Vostro si ricorda dell'unica cosa degna di menzione del suo corso, quando il maestro di cerimonia, suscitando l'entusiasmo generale, ci aveva ammoniti dicendo che, nel proprio tratto di pista, il commissario è padrone assoluto, potendo - come gli antichi imperatori romani - giudicare della vita e della morte di chiunque, ... ed anche celebrare matrimoni!

Ed è così che il Vostro prende in mano la situazione e riporta il secondo pilota a più miti consigli con una sequela d'insulti che neppure credeva di conoscere: sì, perché il bravo commissario deve essere magnanimo, ma anche giusto e talvolta severo!

Ora, non Vi ci vorrà molto a capire che le condizioni del primo pilota caduto sono abbastanza serie, tant'è che non fa neppure cenno a rialzarsi. Dovrebbero, a questo punto, intervenire i paramedici, ma, proprio perché parono-medici, nessuno di loro si sogna d'intervenire fino a quando i commissari non si saranno messi in mezzo alla pista, facendo loro scudo col proprio corpo.

Viene a codesto punto in mio soccorso big Ale, intuendo che il Vostro non abbia la benché minima idea del da farsi e m'impone “Senti, io mi piazzo qui, tu piazzati lì, al centro della pista, ed inzia a sbandierare a più non posso e prega di non essere investito!”.

Io, tra una preghiera e l'altra, trovo il tempo di domandargli, rispettosamente “Lì? Vuoi dire al centro della pista con quei pazzi che mi vengono incontro senza frenare? Mi stai scherzando, nevvero?”.

“Senti, li vuoi vedere domani sera i tuoi soldi? Se dovessero investirti, non preoccuparti: ce li berremo alla tua salute!” taglia corto l'imponente.

Ecco, il discorso dei soldi è uno di quelli che mi rende sensibile, quindi mi vado a piazzare al centro della pista e, pregando (io ateo) … sbandiero.

Dovete sapere e se non lo sapete sono io qui a spiegarvelo, che nel corso degli anni innumerevole è il numero dei commissari periti nell'adempimento del proprio dovere: chi di freddo, chi di fame, chi di caldo … chi investito!

Da anni il sindacato dei commissari si batte perché venga dedicata ai commissari caduti una via, una piazza, il nome di una pizza; si parla insistentemente dell'erezione di una statua al centro di piazza san Pietro, ma ancora forti sono le resistenze del clero contro l'abbattimento dell'obelisco che, peraltro, potrebbe ben essere rimosso e spostato in altra sede: non si vede perché debba essere abbattuto!

Alla fine della giornata sono 19, avete letto bene, 19 i piloti scivolati nel mio regno ed io debbo a stento trattenere gli spettatori che vorrebbero brandelli della mia camicia dicendo loro che si dovranno accontentare di una foto con dedica ed autografo: è una standing ovation per il Vostro!

Gli stessi altri commissari si stupiscono del mio sprezzo del pericolo: e sì, perché in almeno altre 3 occasioni, noncurante della sua vita, il Vostro si è prodigato in interventi sbandieratori al centro della pista per permettere a quelli che parono essere medici, un più o meno pronto intervento.

Alla fine della giornata il Vostro vorrebbe dormire financo in mezzo alla pista, ma big Ale insiste per riportarlo a Torino, ché il giorno successivo occorre essere ben pronti per la seconda giornata.

Arrivati a Torino big Ale mi lascia esattamente dov'eravamo partiti la mattina ed a me tocca, fradicio, infreddolito ma soddisfatto di tanto mio ardire, lasciarmi inghiottire dalla metropolitana, riattraversare la città e farmi un altro chilometro prima di addormentarmi … con la bandiera gialla sotto braccio … sotto la doccia!

(segue)

NON e` una storia di pura invenzione.
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mercoledì 11 agosto 2010

146. Un eroe dei nostri tempi (2/4) - Le inchieste del commissario Marmittoni

La proprietaria, Laila (ndr. altro personaggio che farete bene a memorizzare perché tornerà più volte nelle prossime puntate) credo si arricchisca più con le mescite del bar che con l'affitto della pista.

E' anche verosimile che ai suoi tempi la Laila sia stata una bella donna, ma, appunto, ai suoi tempi, il che vuol dire – ad essere proprio ma proprio generosi – una venticinquina d'anni fa: di un biondo improbabile, abbronzata 12 mesi l'anno (se l'anno avesse 13 mesi sarebbe abbronzata anche il tredicesimo mese), con vestiti che definire aderenti sarebbe eccedere d'eufemismo, visto che sono di almeno tre taglie inferiori alle sue possibilità, ma – quello che più la rappresenta – di una tirchieria esasperata, probabilmente con madre scozzese&padre ligure&ascendenti cuneesi!

Vero è che intorno al kartodromo non ci sono altri locali, quindi la Laila può imporre i prezzi che più le aggradano.

La pista di Busca è in una piana desolata. In lontananza si possono, è pur vero, ammirare le Alpi che la circondano imperioso, ma molto, ma molto in lontananza. Per il resto, essa (ndr. la pista) è circondata da fanghiglia, ma credo che sia per contestualizzarla meglio come pista di moto vera; il cielo non è mai perfettamente azzurro, ma grigio-topo il che non impedisce ai commissari di ustionarsi.

Non c'è tempo di onorare degnamente la colazione – con quello che costa! - che si deve andare in pista e, come ho avuto modo di renderVi edotti (vedi puntate precedenti) i commissari devono essere i primi a scendere in pista e gli ultimi ad andarsene.

“Senti, – mi ammonisce il big – tu vai al posto dell'altra volta e vedi di non fare casini!”.

Pago di tanta schiettezza, armato di bandiera gialla mi dirigo alla mia postazione.

Ora, lasciate che vi spieghi com'è il mio tratto di percorso, il mio regno, di modo che possiate meglio comprendere quanto succederà di qui a poco.

Esso (ndr. il mio regno) sarà lungo sì o no un trecento metri, con un rettilineo alle mie spalle, un curvone alla mia sinistra, un rettilineo di fronte, una nuova curva poco dopo la mia destra e che riprende un nuovo rettilineo che va verso il regno di Gianluca.

Per il suo sviluppo, considerando che neppure un camaleonte riuscirebbe a coprirlo tutto contemporaneamente e che il Vostro è costretto a continui spostamenti del capo da una parte a quell'altra, esso (ndr.. sempre il mio regno) è altresì detto 'il tratto del torcicollo'.

La prima ora scorre via tranquilla e, più ancora del freddo, io sono già devastato dalla noja. Ma sono deciso a rimanere sino all'ultimo minuto del secondo giorno per riscuotere la mia mercede: due giorni, 100euro100!

Non è un caso che i commissari vengano pagati alla fine del lavoro altrimenti non si conterebbero i casi di diserzione.

Passata la prima ora si leva un vento tagliente che mi sferza ora di fronte, ora alle spalle ed inizia a piovigginare insistentemente.

All'inizio spero che la pioggia aumenti d'intensità, vagheggiando stupidamente che la gara possa essere sospesa; ma non si è mai dato il caso di una gara di moto che sia stata sospesa per pioggio/diluvio/acquazzone/acquazzone tropicale/tormenta/bufera … c'è sempre qualche pilota testa di vitello che si vanta di rendere meglio sul bagnato!

Non trascorre un'altra mezz'ora ed ecco il primo pilota sbandare nel tratto di fronte a me ed il Vostro ha modo di far ammirare la sua prima sbandierata! Mi volto verso la postazione di big Ale per coglierne il plauso, ma la sua è la smorfia di riconosce suo malgrado che avete appena fatto il vostro dovere.

Da par mio sono pago e soddisfatto anche perché se continua così avrò qualcosa da fare alla faccia di questa manica di piloti disperati che godono al solo pensiero di cosa racconteranno ai colleghi lunedì mattina.

Dopo un decina di minuti accade quello che nemmeno nella mia fantasia più perfida (e Voi sapete quanto la mia fantasia possa essere perfida) avrei potuto immaginare.

Il tutto inizia col Gianluca che inizia a sbracciarsi nella mia direzione.

Non mi è ben chiaro il senso del suo gesto, ma – penso – sarà un modo per vincere il freddo che, Vi garantisco, aumento di quarto d'ora in quarto d'ora: il lontananza mi sembra di distinguere mute di lupi e branchi di orsi, stambecchi e camosci (forse anche il mitico 'camoscio d'oro' che i miei coetanei dovrebbero ricordare) che scendono dalle vette per cercare tepore nei paesini della zona!

Poco dopo anche Anna si avvicina al Gian ed anche lei inizia a sbracciarsi. La prima cosa che mi viene in mente (considerate che nella mia mente c'è posto per una sola considerazione alla volta) è che i due mi vogliano salutare, il che sarebbe anche un gesto carino e così, a mia volta – anch'io mi sbraccio come a salutarli.

Ma così non è e, di fronte alla mia dabbenaggine, i due iniziano ad indicare qualcosa alla mie spalle.

Mi volto, a questo punto, per vedere cosa ci sia di tanto interessante e chi ti vedo? Un altro pilota scivolato ed uscito, con la sua inseparabile moto, di pista.

Evvai … altra sbandierata degna del Palio di Siena.

Effettivamente non ci vuole molto al Vostro per capire che potrebbero esserci interessanti sviluppi. Il Vostro fa qualche passo indietro per abbracciare col suo sguardo da falchetto meglio la sua zona ed ecco un altro motociclista improvvido scivolare luuuuuuuungo luuuuuuuungo la pista … altra sbandierata!

Il meschino riesce a rialzarsi ed a riprendere la sua corsa che – l'avreste mai detto? - uno, due, persino tre piloti cadono uno dietro l'altro, meglio ancora: uno sull'altro!

Come se non bastasse la moto del secondo s'incastra sotto il casco del primo, mentre il terzo usa il secondo modello trampolino.

(segue)

NON e` una storia di pura invenzione.
Nel racconto SI FA riferimento a fatti e persone REALI.


giovedì 5 agosto 2010

142. Finché vedrai sventolare bandiera gialla ... (parte 1/3) - Le inchieste del commissario Marmittoni

I giorni passano, le settimane passano e, per non essere da meno, anche i mesi passano e di big Ale nessuna nuova, il che, in questo caso, non equivale a buona nuova. Ho più di un fondato motivo che sia da qualche parte nel Pacifico a svernare coi soldi vergognosamente sottratti a gonzi par mio.

A conti fatti sinora sono in passivo di 64.50 euro, ho perso una serata e, quello che più brucia, ho la sensazione di essere stato preso per i famosi fondelli, quand'ecco che …


giovedì 18 marzo 2010


VVVVRRRR, VVVVRRRR (ndr. il Vostro continua ad avere il cellulare col vibra e non gli è venuta ancora in mente alcuna altra onomatopea) (*): “Senti, tienti libero per domenica 21, ci vediamo alle 7 da me in via Saluzzo che si va a Busca!” e chiude.

Non mi posso sbagliare, l'incipit della telefonata e la cir-concisione non possono che essere di big Ale.

Insomma, per la serie 'Chi non muore si risente' (ndr. dato il contesto sarebbe stato quanto meno inappropriato il 'si rivede') eccomi in ballo.

A dire il vero, ad essere proprio, ma proprio sinceri non avrei alcuna voglia di presentarmi al dannato (ndr. l'aggettivo che avrei voluto usare sarebbe stato un altro, inizia con 'f' e finisce con 'ottuto', purtroppo so che alcuni di Voi non tollerano le parole volgari né tantomeno le licenze poetiche ed io mi adeguo pur di non perdere lettori), ma devo in qualche modo rientrare del folle anticipo sborsato a gennaio.


Domenica 21 marzo 2010


Il vero problema che si presenta al Vostro per essere puntuale all'appuntamento quella fredda ed uggiosa (ndr. se il Lucio ha abusato di codesto aggettivo, non vedo perchè non posso farlo anch'io) domenica mattina è che Egli non ha la disponibilità di un'autovettura (ndr. spero apprezziate l'uso del termine appropriato 'autovettura' in luogo del generico 'macchina') indi ragion per cui si deve avvalere dei potenti mezzi messi a disposizione dall'inadeguata ed inaffidabile GTT (per i non torinesi – non tutti sono tenuti ad esserlo – GTT è un acronimo per Gruppo Trasporti Torinesi).

Il che, lo spiego a Voi che il fine settimana ronfate come se nulla fosse finché non suonano le campane di mezzogiorno) equivale a dire che per attraversare la città da una parte a quell'altra per arrivare all'orario prefissato nonché imposto dal big il Vostro si deve caricare la sveglia alle 05.00: avete letto bene, ma Ve lo scrivo anche in lettere perché sicuramente qualcuno farà confusione: alle cinque … del mattino.

Allora, tanto per darVi un quadro della situazione, la sveglia trilla alle 05.00 il che mi concede la bellezza di 15minuti15 per fare colazione e qualcosa che dovrebbe somigliare ad una doccia. La doccia essa è gelata tanto per rinforzare la dose della sveglia.

L'ascensore è di una lentezza che rende ragione all'aggettivo esasperante: credo sia, se non il più lento di Torino, sicuramente il più lento d'Italia ... non so se rendo l'idea.

Alle 05.20 il Vostro arranca per strada in stato comatoso, con passo incerto ed occhio gelatinoso per il freddo proiettato (ndr. è un'elegante artificio del discorso volto a creare particolari effetti, altrimenti detto 'immagine retorica' ... tanto per rendere l'idea) alla volta della fermata del bus.

La prima intenzione è quella di raggiungere la fermata del 65, ma, proprio come accade quando la sfiga s'accanisce, ecco che mi taglia la strada con una sonora pernacchia e mi rende impossibile arrivare in tempo alla fermata che, pure, è ad una cinquantina di metri: non Vi aspetterete seriamente che il Vostro, una gelida domenica mattina, alle 05.00, affronti uno scatto imperioso che potrebbe stroncarlo con un infarto?

Poco male, resta da giocare la carta della metro, peraltro assai più rapida!

Già, peccato che il Vostro non abbia mai preso la metro la domenica mattina alle 05.00: arrivato che sono alla fermata, essa è sprangata da un cancello che neppure oserei dire chiuso, ma sprangato e financo sigillato!

Resta un'ultima chance: il 101! E' o non è il Vostro ricco di risorse delle quali, onestamente, non lo ritenevate capace?

Con occhio da falchetto (ndr. o da aquilotto se preferite, la sostanza non cambia) il Vostro scruta l'orizzonte avvolto nel buio (ndr. oggi vado forte con le figure retoriche, nevvero?) nella vana speranza che il grosso bus si materializzi.

Sono quasi sul punto di tornare sui miei passi, quand'ecco che l'ansimante (ndr. il 101) arriva: sono le 06.10 ed il Vostro inizia ad avvertire i primi sintomi dell'ipotermia, ovvero dell'assideramento: brividi (solo nello stato iniziale), pelle secca e fredda, battito cardiaco e respirazione rallentati, forte sonnolenza.

Un paio di passeggeri scendono per aiutarmi a salire e propongono di bruciare sul bus dei giornali già letti per scongelarmi, ma l'odioso autista si oppone ostenendo in modo saccente che il regolamento lo vieta.

Un'anziana coppia che, probabilmente, è uscita presto di casa per prendere un posto in prima fila alla messa delle 12 mi passa accanto e la megera sibila 'barbun d'un drugà!' (ndr. 'barbone d'un drogato!') ... non ho la forza di contraddirla!

Poco male, dopo una ventina di minuti, all'altezza di piazza Statuto, le dita dei piedi riprendono un minimo di sensibilità ed arrivato a Porta Nuova sono in grado di riprendere – seppure con una certa qual difficoltà – quella che vorrebbe essere la posizione eretta tipica degli ominidi.

Ancora due fermate e arrivato che sono all'incrocio tra via Nizza e via Velperga Caluso mi tocca scendere, cosa che faccio – date le condizioni – con inaspettata eleganza nell'incredulità dei passeggeri.

Ancora un isolato ed ecco big Ale che mi accoglie con un caloroso “Senti, abbiamo cambiato programma, gli altri arrivano per le 7.30, accompagnami che devo pisciare il cane”.

Non è un invito: è un ordine tanto perentorio quanto categorico ed io mi adeguo di buon grado.

Tanto per non fargli pesare la mia disavventura mattutina e ripescando in fondo allo zainetto il mio consueto sense of humor, ribatto con mascella e labbra congelate: “Alle 7.30? Poco male … tanto la domenica mattina mi sveglio sempre presto!”.

Il cane che big Ale ha seco (ndr. con sé) è uno strano incrocia tra una decina di razze siberiane sconosciute persino agli esquimesi.

Esso è, ad ogni buon conto, un molossoide, nemmeno tanto piccolo, ma tozzo, con una cassa toracica che nemmeno con una spranga d'acciaio riuscireste a spezzare (ndr. non si vede perché dovreste farlo, ma Ve lo sconsiglio vivamente) che non abbaia né ringhia e, si sa, se è vero che 'can che abbaia non morde' …

Forse per renderlo più simpatico o perché da piccolo avrebbe voluto un dalmata, ha pensato bene di chiamarlo 'Pongo', nome che, peraltro, non lo rende più socievole.

Giriamo per San Salvario quella ventina di minuti (e Vi garantisco che l'avere al mio fianco Pongo e, forse ancor di più, big Ale, mi tranquillizza più che parecchio essendo a San Salvario) quand'ecco che una gaia strombazzata annuncia l'arrivo degli altri commissari: Francesco, Gianluca, ed un altro Francesco che, per distinguerlo dal primo, chiamerò di volta in volta Cecco, Pepe, Fra' ovvero Cesco.

Chi manca all'appello? Anna, la fidanzata di Big Ale che arriva con occhiali da sole (ndr. Vi dico solo che è buio pesto) per nascondere le borse sotto gli occhi che farebbero invidia alle borse della spesa!

(segue)
NON e` una storia di pura invenzione.
Nel racconto SI FA riferimento a fatti e persone REALI.


(*) L'onomatopea è una figura retorica che riproduce, attraverso i suoni linguistici di una determinata lingua, il rumore o il suono associato ad un oggetto o ad un soggetto cui si vuole riferimento, mediante un procedimento iconico tipico del fonosimbolismo.

Ne sono esempi “gracchiare, strisciare, bisbiglio, rimbombo, ecc” e alccuni versi di animali diventati parole, come il bau bau del cane, il miao del gatto, il pio pio del pulcino.

Come non ricordare, chi non ricorda La Fontana malata dell'Aldo Palazzeschi? “Ciof, clop, cloch,/cloffete,/clocchete,/chchch.../E' giù,/nel cortile,/la povera/fontana/malata”.

martedì 3 agosto 2010

141. Di corsa al corso" (parte 2/2) - Le inchieste del commissario Marmittoni

Insomma, fatte si sono le 20 che mi ritrovo in auto con questi perfetti sconosciuti, all'inseguimento di un'auto con dentro altri tre perfetti sconosciuti alla volta di un paese che – per quanto ne so – potrebbe non esistere.

Ed in testa continua a frullarmi insistente lo stesso interrogativo: “Ma che BIPBIP vado a fare?”, mentre l'autostrada si srotola nella notte (ndr. poetica come immagine, nevvero?). Ai due lati dell'autostrada immensi campi e, lontani lontani quelli che potrebbero essere degli alberi, ma talmente tutti uguali ed allineati che potrebbero benissimo essere stati messi lì dalla pro-loco.

Gianni e Pino(tto) non cercano neppure il dialogo col Vostro, tant'è che, di tanto in tanto, mi pizzico il braccio per dimostrare a me stesso che esisto ancora.

Il loro è – ma avrebbe potuto essere diversamente? - tutto un parlare di moto, moto ed ancora moto, con qualche digressiva concessione per i motori: quella che si potrebbe audacemente definire una brillante conversazione!

Dopo un'orata, con un ritardi che si va accumulando alla faccia delle belle intenzioni e dei propositi edificanti di big Ale, ovvero non arrivare tardi, ecco che squilla il cellulare del Gianni.

Quelli che sentivo sempre più insistenti e preoccupanti latrati che mi avevano fatto pensare ad una muta di puma (ma che BIPBIP ci farebbero dei puma in piena Padania?) altro non erano che i barriti dello stomaco di big Ale che iniziava ad avvertire quello che di lì a poco avrebbe egli stesso un leggero languorino che andava immediatamente placato al fine di scongiurare un più che probabile calo di zuccheri.

Per fortuna sua – ma anche nostra – big Ale ha memorizzato sul suo TomTom una dettagliata cartina di tutte le trattorie ed Autogrill della rete stradale nazionale, europea e – ci giurerei – di tutti i territori civilizzati.

Ecco così che con ardita manovra big Ale inchioda di fronte al primo autogrill mappato con due stelle sulla personalissima guida gastronomica del big e solo una prontezza del Gianni impedisce che la nostra spedizione si esaurisca drammaticamente e, comunque, prima del previsto.

Sinceramente non ho tutta questa voglia di unirmi alla combriccola, indi ragion per cui preferisco defilarmi con la scusa di darmi una pettinatina (ndr. finché i partigiani resistono sulla cucuzzola del Vostro è bene che egli ne abbia cura) e mi porto fuori dal locale per una fumatina.

L'aria è fresca, troppo fresca, decisamente tendente al freddo, motivo più che sufficiente per rientrare.

Al piano superiore si sente un gran vociare e non ci si può sbagliare: basta seguire gli schiamazzi per ritrovare il resto del gruppo.

Big Ale non tradisce le mie attese: mentre gli altri si sono accontentati di un banale hamburger, conto nel suo vassoio 2 maxi hamburger, 3 confezioni di patatine fritte, 2 mega coca cola. Dal suo zaino fa capolino un sacchetto di patatine, perchè ... non si sa mai non venisse colto da soverchi morsi della fame durante il viaggio di ritorno. La sua voracità ha dell'inumano e gli altri devono fare ben attenzione a non lasciare nulla alla portata del big. Lui, peraltro, cerca di distrarre con ogni mezzuccio infame la loro attenzione per arpionare tutto quello che non respira nel vassoio altrui.

Anna, la sua ragazza, dev'essere veramente innamorata di quest'omaccione perché ha ordinato un panino in più per farne dono al suo 'uomo': ah, cosa non è l'amore a 30 anni? Le fregature arrivano dopo, ma, a volte, anche prima!

Non del tutto sazio, ma avendo scongiurato una crisi glicemica, il capo carovana si accorge che stiamo accumulando un ritardo eccessivo e ci impone perentoriamente di riprendere il viaggio.

Bellagio è un paese ordinato ... troppo ordinato, pulito ...troppo pulito: si respira Padania in ogni angolo! L'accento degli indigeni ha tracce, questo sì, di piemontese, ma la cadenza è decisamente lombarda!

In compenso esso è deserto.

Sbagliando 2 o 3 volte strada, alla fine ci indirizziamo verso l'unico locale illuminato che ben potrebbe essere una sacrestia, appoggiata com'è ad un edificio che ha tutta l'aria di essere una chiesa.

Il locale si rivela, in effetti, una sacrestia, affollato in modo eccessivo da una trentina di persone che parlano di inverosimili imprese motociclistiche delle quali si sarebbero resi protagonisti. Uno dei presenti, forse uno dei più concitati, indossa un abito talare, ma dalla tunica fanno capolino stivali infangati da motociclista.

E sì, perchè, dovete sapere che i motociclisti sono un po' come i pescatori della domenica quando il lunedì raccontano ai colleghi in ufficio di aver catturato non pesci, ma balene d'acqua dolce.

Così anche i racconti dei motociclisti si arricchiscono, ad ogni nuovo interlocutore, di dettagli tanto sgargianti quanto inverosimili e tra di loro fanno a gara a chi la spara più grossa.

Dopo una decina di minuti ed una serie di paccate sulle spalle tra gente che non necessariamente si conosce, viene riportato l'ordine nella sacrestia.

In buon ordine, pacatamente, mitemente, ognuno trova una sedia sulla quale appoggiare la parte migliore di sé.

I miei compagni d'avventura si accomodano in prima fila, tanto per dare una buona impressione, e tirano fuori block-noteses (ndr. è plurale) e biro ed iniziano a prendere diligentemente appunti.

Io, da parte mia, lo sapete, non ho né smania né ambizione di fare il primo della classe, per cui mi defilo prudentemente in ultima fila, dietro a tale Marco (ndr. ricordate anche questo nome perché si tornerà a parlare del Marco), il più grosso che individuo nella sala con la fissità dello sguardo tipica del bovino e che ben potrà nascondermi, con la sua stazza, agli occhi del gran maestro di cerimonia.

Il mio timore – più che ragionevole se pensate al contesto – è che scoprano che non solo non ho una moto, ma non ne ho neppure mai guidata una; senza contare che non ho mai visto un GP. Credo che per molto meno sul manuale del perfetto motociclista sia prevista la lapidazione con bulloni a passo grosso, testa a vite e da 6.5 mm di diametro!

In verità inizio a sentirmi ancora più inadeguato quando il, gran maestro di cerimonia inizia ad illustrare l'ottava delle dieci bandiere previste e delle quali un buon commissario di pista dovrebbe imparare a memoria quando dovrà sbandierare l'una piuttosto che l'altra.

C'è quella per la partenza, quella per l'incidente con sopravvissuti, quella con feriti, quella con morti (???), quella per pietrisco in pista, quella per sabbia in pista, quella per coriandoli in pista (ndr. che vi credete, che non si gareggi durante il Carnevale?), …

Alla nona bandiera l'emicrania è fortissima, alla decima sento una nausea fortissima ed avrei voglia di vomitare.

Nel corredo del commissario di pista non potrà mancare n.1 block-notes, n.1 biro, n.1 tela cerata, n.1 berrettino per le giornate assolate.

Per me inizia ad essere troppo ed ho voglia di urlare!

L'unica nota positiva alle mie orecchie è che, in quanto regolamente iscritti al fantomatico albo dei commissari, qualora fossimo coinvolti in un incidente godremmo di una non meglio specificata assicurazione. Insomma, io inizio a ragionare qaunto potrei spountare facendomi investire dsa una moto lanciata a 250 km/h.

Ma c'è una frase che il gran maestro sibila alla fine del corso e che suscita un'ovazione generale: “Ricordate che nel suo tratto di percorso il commissario di pista è padrone assoluto ed ha diritto di vita e morte!”.

E' il tripudio, l'apoteosi: se domani ci fossero le elezioni stiate sicuri che verrebbe sicuramente eletto a furor di popolo.

Ma la serata non è ancora finita ed inizia per il Vostro la parte più dolente: per diventare commissario non solo devo allungare un dieci euro per essere iscritto alla FMI..

Non commettete l'errore che il Vostro commise, dicendo da vero sprovveduto “Ma perché mi dovrei iscrivere al Fondo Monetario Internazionale?”. Rare volte prima in vita mia ho colto nello sguardo dei miei interlocutori tanta commiserazione e pena.

Dovete, infatti, sapere che esso è l'acronimo di Federazione Motociclistica Italiana.

Ma, nota ancor più dolente, per essere iscritti al FMI occorre essere iscritti ad un motoclub, iscrizione che si ottiene facilmente sganciando un bel 50euro50!

Insomma, come se niente fosse mi ritrovo 'alleggerito' di un 60euro60!

In compenso, il direttore del mio nuovo motoclub ci omaggia di un simpatico portachiavi che suscita i mugolii e financo gli squitti dei miei colleghi con tanto di logo del FMI.

Come se non bastasse big Ale ci comunica che ha magnanimamente deciso che il 'contributo spese' per il trasporto (ndr. benza più autostrada) ammonta a 4.50: esattamente quello che mi restava nel portafogli.

Il dubbio che mi frulla per la testolina è che io sarò l'unico a pagare l'iniqua gabella: non certo Pino(tto) amica da sempre del Gianni; non certo Anna, che è fidanzata del suo fidanzato; non certo Francesco, marito della migliore amica di Anna.

Chi resta gabbato se non il Vostro? Ma tant'è: quando sì è fatto 30 è un gioco fare 31 e quasi un peccato non farlo.

Ancora una sigaretta e siamo di ritorno alla volta di Torino avvolti da un freddo vieppiù pungente ed io parecchio più … alleggerito e con la solita domanda che oramai mi rimbomba martellante: “MA che BIPBIP sono andato a fare?”.

Il viaggio di ritorno non è più brillante di quello dell'andata, d'altra parte se uscite con dei motociclisti e non sapete nulla di nulla dei motori ben vi sta! Se non altro almeno loro sono letteralmente entusiasti del corso, hanno preso una marea di appunti e non vedono l'ora di iniziare.

Credo di aver passato serate peggiori solo con assicuratori ed ingegneri …

Arrivati che siamo a Settimo, big Ale si congeda con un “Senti, allora ti faccio sapere quando iniziano le gare ...” e tanto mi deve bastare; Gianni e Pino(tto) mi volto un attimo che sono scomparsi all'orizzonte.

La mezzanotte è passata e non ho la benché minima e pallida idea di dove mi trovi.

Per fortuna il Francesco si offre dio portarmi in una zona civilizzata della periferia, dove almeno possa trovare qualcosa tipo, che ne so?, mezzo pubblico per tornarmene mesto mesto a casetta.

Il Francesco, che sino a quel momento pensavo fosse affetto da mutismo, si rivela esageratamente loquace e per tutto il viaggio mi parla della più grande esperienza della sua vita: quando fece lo stuart al Mugello. Già, il Mugello, luogo di vero e proprio culto messianico per ogni motociclista che voglia definirsi tale. I motoclub organizzano, mi è stato detto, dei veri e propri pellegrinaggi al Mugello dove, si dice, talvolta i più fortunati hanno visioni mistiche con protagonista l'ingegnere Luois-Guillaume Perreaux (ndr. perchè non si dica che in questo blog non si fa cultura, ricordo a quanti di Voi lo ignorino che detto ingegnere depositò il 16 marzo 1869 il brevetto (n.83691) per realizzare un veicolo a due ruote funzionante a vapore).

Quasi quasi rimpiango la non-compagnia di Gianni e Pino(tto), ma, considerando il freddo e la stanchezza mi devo adattare, fare buon viso a cattivo gioco e siete fortunati che non mi vengono in mente altri modi di dire affini.

Considerate meco, d'altra parte, che non avendo più il becco di un quattrino in tasca non avrei neppure la possibilità di prendere, borghesemente, un taxi.

Tanto deve piacere al Francesco condividere la mugelliana esperienza che mi accompagna sino sotto casa e si allontana che continua a parlare da solo.

Conclusione della giornata: mi ritrovo con 64.50euro, dicasi 64.50euro (ndr. mica bruscolini!) in meno, ho passato una delle serate che promette di essere se non la più inutile, quantomeno tra le prime cinque; ho conosciute persone che, verosimilmente, non rivedrò mai più; ho fame, sonno e l'emicrania sta montando come una majonese impazzita.

Senza contare che, per quello che ne so, big Ale si è preso i soldi, ma non ho alcuna garanzia che mai mi chiamerà.

Insomma, il Vostro, da sempre anarcoide di sinitra, scartato (nemmeno rivedibile) durante la visita di leva, da sempre allergico ad ogni forma di autorità, si ritrova coi gradi di commissario: ed ha pure pagato per quest' ... onore: come sa essere beffarda la vita!!!

Ebbene sì, è con la curiosa sensazione (ma forse anche qualcosa di più) di essere un originale incrocio tra un pirla ed un fesso che vado a dormire.



NON e` una storia di pura invenzione.

Nel racconto SI FA riferimento a fatti e persone REALI.

(continua)