venerdì 18 dicembre 2009

57. Qui, una volta, era tutta campagna ... (parte 1/4)


Care Lettrici, Cari Lettori,

il pur `bravo disoccupato` sviluppa piccole fastidiose, intriganti manie nonche` fobie che, subdole come solo certe manie e fobie sanno essere, si fanno lentamente ma perigliosamente largo nelle sue giornate, nei suoi pensieri.

Da qualche tempo mi sento circondato, accerchiato da luoghi comuni.

Cerco - credetemi - di combatterli con tutte le mie forze, ma ho sempre piu` forte la sensazione che tra le mure che alte e possenti ho eretto a mia difesa inizino ad aprirsi delle piccole crepe, destinate - prima piuttosto che poi - a diventare dei veri e propri varchi, delle brecce.

Come già credo di averVi più e più volte detto, la mia vita da disoccupato è scandita da ritmi rigorosissimi, "da caserma": il che potrebbe suonare strano per uno che è stato (per sua inaudita giuoia) riformato! E, poi, dicono che è il servizio militare che ti forma.

Per non correre il rischio di passare notti insonni tormentandomi sulla mia sempre meno rosea situazione, la sveglia è caricata alle 7.00, per quanto, il più delle volte sia sveglio già alle 6, giusto prima che il gallo canti.

Colazione ed indigestione di tiggì, tanto per iniziare col piede giusto. Non c'é giorno che non venga amenamente allietato da tragiche notizie su attentati, crisi economica che peggiora, cracks ('cracks', non 'crackers': la differenza e` sottile, ma, credetemi, c`e`!) finanziari, leggi salva-b., improbabili annunci governativi secondo i quali vatuttobbene/nonVipreoccupate/lavoriamoperVoi/dormitesonnitranquilli, emergenza climatica, aumento delle tasse, riduzione delle tasse e, dulcis in fundo, le deliranti 'interpretazioni' de Il Giornale (con buona pace della buonanima di Indro M.) e di Libero: la fiera dell`assurdo.

Non credo mi faccia così bene questo affiacciarmi alle giornate con una iper-dose di notizie: la bile mi monta come una majonese impazzita e rischio che la fetta biscottata mi scivoli tra le mani e, si sa, quando cade la fetta biscottata, cade sempre dalla parte della marmellata.

Sacramentando non poco, cerco di annegarmi sotto la doccia, ma senza esito.

Per le 8.30, al più tardi eccomi, trullo trullo, in strada: pronto ad affrontare un'altra giornata!

La tentazione più forte alla quale il bravo disoccupato non puo` e non deve assolutissimamente indulgere è chiudersi in se stesso, rimuginando su tutte le ingiustizie che la vita gli ha fatto piombare sul groppone. La depressione è sempre dietro l'angolo: bisogna essere ottimisti, ed io ... sono ottimista!

Sin dall'inizio delle mie vicissitudini mi sono imposto di non fuggire il mondo, di non disertare gli incontri, ma, anzi, di andar loro incontro. Frequentare le persone, incontrare gli amici è un vero toccasana! L'unica avvertenza da seguire è non annoiarli con le proprie dis-avventure, pena l'essere evitato come la peste.

Non solo, ma avere l'occasione di parlare con qualcuno permette di tenere allenata la funzione della favella, della parola ed evita che quel simpatico muscoletto che chiamiamo 'cervello' si atrofizzi.

E' la darwiniana legge dell' 'uso e disuso' che, mi auguro, non funzioni anche nel caso dell'accippiamento perché, data la mia forzata astinenza, sarei altrimenti oramai bellamente fuori giuoco. Io mi consolo pensando che - almeno in questo caso - sia come andare in bicicletta: puoi non pedalare per parecchio tempo, anche per molto tempo, ma, una volta rimesso in sella, è come non esserci mai sceso: peggio che vada si cade la prima volta.

Almeno mi auguro!

Ma torniamo alle nostre 'istruzioni per l'uso' ed alla sapiente abitudine che il bravo disoccupato deve coltivare di non isolarsi dalla gente.


La verità è che ogni giornata è foriera di nuovi incontri, di occasioni e pretesti imperdibili, di spunti di riflessione e confronto più o meno interessanti.

'Più o meno', ... appunto.

Il pulman e la metropolitana sono occasioni incredibili per allenarsi, soprattutto nelle ore di punta quando, complice la calca disumana che si materializza nei vagani, il contatto umano è inevitabile.




Giusto ieri sera il bon Ratzi ha elevato il suo grido di accorato dolore contro la televisione che amplifica le notizie negative, indulgendo con deliberata, deamicisiana, compiaciuta lacrima sul dolore umano.

Questa mattina i commenti non mancano, anzi, si sprecano. Perché la verità è che, come in Italia esistono 60 milioni di commissari tecnici della nazionale di calcio, ognuno con la sua squadra ideale, col suo imbattibile schema di gioco, è altresì e, forse (ma anche senza 'forse') più vero che su ogni fatto del giorno ognuno vuole dire la sua, ognuno ha la sua ultima parola, ognuno ha la sua 'vera verità'.

Un piccolo gruppo di anziani signori poco di fronte a me sul 13, ognuno armato di colorati e malconci trolley per la spesa che - immagino - si accinge a fare in corso svizzera ha già avviato l'animato confronto e, per me, è un po' come girare canale della tivvì ed assistere ad un programma già iniziato.

"In tv e' tutto falso!" sentenzia un vecchietto dalla grigia barba incolta e dai pochi capelli arruffati.

"Ormai in tv c'e' solo sesso e violenza" conviene un'anziana magliarda truccata come una Barbie ed ammette sconsolata "... a tavola non si parla piu' da quando c'e' la televisione: ormai non c'é più dialogo; ai miei tempi ci si alzava da tavola solo quando tutti avevano finito!".

Ma è Barba incolta che vuole condurre la conversazione e, superando il baratro che la considerazione sull'incomunicabilità potrebbe aprire, rilancia : "I film più belli li danno sempre e solo la notte".

Si inserisce nel dibattito che si va vieppiù infervorando una nuova signora dall'aria altezzosa e con guanti logori (per la serie 'i mezzi pubblici sono peini di microbi e la gente, uscendo dal bagno, non si lava le mani'): "Quelli dello spettacolo si fanno tutti di cocaina".

Il gruppetto rimbalza le testoline (ognuno la propria) in senso di approvazione; la circostanza è nota e risaputa: è scritto su 'Chi' e lo ha detto la Barbara d'Urso su canale 5!

Dopo un breve momento di pausa riflessiva, la Barbie rompe il silenzio ed arrossendo sentenzia: "Gianni Morandi - l'ho visto ieri sera - non invecchia mai! Non ne fanno più di persone così: hanno buttato via lo stampo!".

Ma il discorso rischia di essere sviato da temi effimeri, "La verità è un'altra - tuona barbetta -: ... se non la dai o non hai la tessere di un partito non arrivi da nessuna parte!".

"Opperbacco,` - penso tra me e me in disparte -, il discorso butta in politica!".

Il terzetto si allarga e si inserisce nella combriccola, non invitato, un - probabilmente - anziano professore delle medie, con un pastrano segnato da temppo ed ancora sfregiato dai colpi di gessetto : "Solo se fai tanta gavetta puoi diventare qualcuno, altro che Grande Fratello!"

"Il fatto è che - una pensionata probabilmente allergica allo shampoo vuole dire la sua - il varietà è morto!"

"Per fortuna - soggiunge la Barbie arrossendo - che c'é Fiorello".

Anche il professore vuole dire la sua, da uomo di cultura quale un tempo dev'essere pure stato: "Tra cinema e teatro molto meglio il teatro: i film di Hollywood sono diventati solo effetti speciali".

La verità è che Barbetta sente sfuggirgli di mano lo scettro della conversazione e, animato dal sacro furore di chi, se solo ne avesse avuto l'occasione, sarebbe diventato un bravo, bravissimo presentatore, chiosa "I doppiatori italiani sono i migliori ... da sempre!"

Eppure basta quell'attimo di pausa perché quel guastafeste di professorino aggiunga "...ma i film in lingua originale sono tutta un'altra cosa!".

L'allergica al pettine aggiunge con voce querula " Alla fine la Loren resta sempre la migliore" e la Barbie la incalza "Sean Connery è più bello adesso che da giovane!"

Amareggiato il Professore ('amareggiato' perchè in tivvù non trasmettono più opere teatrali, non parliamo del melodramma), sommessamente ammette: "Io non la guardo piu' la televisione... solo documentari e telegiornali"

Barbetta non vuole essere da meno: "Io guardo sempre il Tg4 ...", ma, di fronte all'incredubila disapprovazione che vede pararsi innanzi, cerca di rimediare giustificandosi "... beh, lo guardo perchè mi diverte!".

"Ah, ecco!" sibilano i presenti.


Siamo all'altezza di piazza Rivoli ed io, sebbene a malincuore devo scendere, dispiaciuto perché non saprò come andrà a finire la vivace discussione. Ma anch'io voglio dire la mia e, mentre le porte si aprono, senza che quasi me ne accorga mi sento dire: "I cartoni animati di quand'ero giovane erano più belli!".

Barbetta, Barbie, il Professorino, capello unto si guardano, mi guardano e, mentre le porte si chiudono, io sono soddisfatto, pienamente soddisfatto, completamente soddisfatto, soddisfatto come non mi capitava da tempo: ho avuto l'ultima parola!

La giornata è fredda, in fondo siamo in inverno, e mi decido per un caffé: i bar sono ottimi posti per entrare in contatto con varia umanità.

Entro nel primo bar che incontro ed ordino il mio caffé.

Sarei tentato di concedermi una bella cioccolata calda fumante, ma - si sa - il cioccolato fa venire i brufoli!

Mentre aspetto pazientemente che, gorgheggiando, la tazzina si riempia, due operai che credo si stiano concedendo una pausa dai lavori in strada in corso di fronte al locale, sentenziano: "Una volta il calcio era piu' genuino, oggi con tutti questi miliardi…".

La Giuventus è stata appena eliminata dalla Champions League e, ridacchiando il secondo operaio aggiunge: "Si sa: la Juve paga gli arbitri per vincere, quando non lo può fare, perde! Vuoi mettere il grande cuore granata?". Affermata che ebbe questa drastica sentenza che non ammette appello, per sottolineare il concetto, tracanna il grappino che rischiava di evaporare.

Lancia una zaffata alla fragranza di Vecchia Romagna che rende ragione del divieto di accendere sigarette nei locali pubblici (non si contano i locali pubblici incendiati in passato per tale barbara ed invereconda usanza), quando il primo, di rimessa, ammette: "Non si puo' piu' andare allo stadio. Ormai il calcio non è più uno sport, è un business!".

Ma è il secondo che la sa più lunga: "Il nuoto è lo sport più completo, altro che palestra: i culturisti son tutti drogati ... e tutti quegli ormoni da cavallo che tirano giù rimpiccioliscono il pistolino!" conclude ridacchiando e soddisfatto di se stesso, lasciando intendere che Lui sia allergico alla cultura, per quanto, a giudicare dalla zaffata ascellare, posso immaginare che sia anche allergico alle piscine.

Mi viene, infine, servito il caffé e ne approfitto per dare un'occhiata (già che ci sono due occhiate) ai giornali che fanno bella mostra di sé sull'immancabile congelatore per gelati algida che non può mancare neppure d'inverno in ogni bar che sia appena appena degno di essere chiamato 'bar'.

Tre signori che, dopo aver preso il numero per l'ufficio postale lì a fianco, si concedono una pausa prima di rientrare nella sala d'attesa.

Dopo essersi sincerati di non aver perso il numerino che consentirà loro di ritirare la pensione, iniziano uno sconsolato scambio di lapidarie sentenze che non ammettono appello sulla politica: "Ma lo Stato Italiano, dov'e'? Cosa fa?", "Pertini è stato il miglior presidente", "I politici sono tutti ladri ... sono d’accordo solo quando devono aumentarsi lo stipendio", "I politici pensano solo alla poltrona", "E' tutto un magna magna!".

Il più temerario dei tre azzarda: "La giustizia non è uguale per tutti".

Punto sul vivo, l'anziano di fronte a lui dai capelli tinti di un improbabile nero ala di corvo, ma traditi dalla ricrescita, alza la voce e ribatte: "Ma se è tutta colpa dei giudici! Arrestano chi ha rubato una mela e chi uccide sta a spasso. Dovrebbero lavorare di più ed andare meno in televisione: ma lasciatelo lavorare, ché col Milan ha vinto la Coppa del mondo! Comunisti! Silvio non ha fatto nulla, ma se anche l'avesse fatto i panni sporchi si lavano in casa. Cribbio, che immagine diamo all'estero? Lo credo che non vengono più i turisti ... E' per colpa dei magistrati comunisti che all'estero tutti pensano che l'Italia sia mafia, pizza e mandolino, ...".

Tanto per punzecchiarlo, il primo insiste: "Una volta pensavano mafia pizza e mandolino: ora pensano 'mafia, pizza, mandolino e Berluska. E, poi, viiiiiiiia, non è vero che gli stranieri non vengono: peccato che, pensando a Papi e per non deluderlo, vengono solo le mignotte, sapendo che a Villa Certosa troveranno un tetto ... ed un letto ..." e beffardo se la ridacchia.



Il terzo, cercando di metter pace tra i due, prende la parola: "Boni, boni, state boni: a parte il fatto che, al più, ha vinto la Scempion Lig, la verità è che non esiste più la sinistra e che le colpe della maggioranza sono anche le colpe dell'opposizione e, tanto, è sempre la povera gente che ci rimette!".

"Già - ammette il temerario - da quando non c'é più Berlinguer ...".


Avrei molte cose da dire, ma decido andare a perdere il mio tempo altrove e mi risolvo per andare a fare due passi in centro

(segue ...)




NON e` una storia di pura invenzione.
Nel racconto SI FA riferimento a fatti e persone REALI.


mercoledì 9 dicembre 2009

56. Oggi parliamo di sesso (parte 10/12)



Questa serata ho il piacere di condividere con Voi la 'serata libera' di Paolo.

Una cena a base di pizza presa al ristorante cinese sotto casa sua.

Avete notato come oramai praticamente tutti i ristoranti cinesi facciano anche la pizza? Io ero abituato a vederli lavorare a metter giù binari nei film di Sergio Leone, sfruttati da tremendi padroni bianchi: oggi mi immagino dei meschini napoletani lavorare 'come dei cinesi' nel retrobottega di un take-away cinese.

Comunque, dicevo, questa sera è la 'libera uscita' di Paolo, anche se, pantofolaio com'è diventato dopo una quindicina d'anni di matrimonio, preferisce passarla a casa, assolutamente padrone della casa, visto che Margherita, la moglie, ovvero la vera padrona di casa ovvero `colei che si fa obbedire` è al Bingo con le amiche.

Questa, almeno, è la versione ufficiale che io neppure oserei mettere in discussione, facendo osservare che la Margherita si fa venire a prendere da un ragazzo palestrato 5 anni più giovane del Paolo, con tanto di auto lavata, lucidata e stirata, completamente lampadato, tipo 'istruttore di palestra'.

Ma è anche e pur vero che il Paolo sarebbe lieto di poter dividere le gioie e, soprattutto, i dolori ed ancor più le fatiche del talamo: dopo la gioia e l'entusiasmo dei primi mesi, una nojosa routine, un lavoro forse anche più nojoso di quello in ufficio.

Abbiamo, ad ogni buon conto, da tempo terminato tutti gli argomenti di conversazione 'virile'.

In altri termini: donne ("Meglio un bel sedere o un bel paio di tette?"); una spruzzata di politica ("Hai sentito l'ultima del Silvio!?"), la crisi q.b. (ndr: quanto basta), il calcio ("Cassano deve giocare in Nazionale o no?", "Ciro [ndr. Ferrara] ... durerà o no?"), i programmi tivvì ...

Finito il primo giro, il Paolo riattacca a parlare di tivvì, calcio, donne ed io lo blocco subito: "Questa sera, basta parlare di Silvio, pliz!".

La serata volge al termine, anzi, a dire il vero, siamo quasi al mattino.

Sono passate ore da quando abbiano iniziato la nostra amena conversazione, ma, come si suol dire 'quando ci si diverte il tempo passa'.

Il Paolo avverte che la conversazione langue, ma dall'occhiata che mi lancia, credo abbia riservato per il gran finale i botti dell'artiglieria pesante.

Lungo la strada si vedono srotolarsi le prime luci delle auto che vanno al lavoro e, tra me e me, mi dico che mi sembra strano che ci sia gente che va al lavoro a quest'ora. Ad essere sinceri, dopo due anni, mi sembra quasi strano che ci siano persone che vanno a lavorare.

Mi viene da pensare che, molto probabilmente, chiusi nelle loro auto stanno smadonnando per essersi svegliati tanto presto e per i canali della radio che trasmettono notizie di inverosimili ingorghi in quel di incisa Val d'Arno: ad Incisa val d'Arno ci sono sempre ingorghi! Ma è sempre lo stesso ingorgo che non riescono a sgorgare o ogni giorno c'è un ingorgo nuovo? No perché, se fosse vera la seconda ipotesi, allora perché tutti si vanno a ingorgare proprio lì, tutte le mattina? Chi lo sa, forse tutte quelle persone che si ritrovano lì, ogni giorno, giorno dopo giorno, allo stesso ingorgo col passare del tempo avranno stretto amicizie, si faranno auguri di compleanno, si scambieranno regali per le ricorrenze consacrate… saranno nati Ammmori…

Ecco, lo sapevo, neppure avrei dovuto pensare la parola 'Ammmore', perché il Paolo torna alla carica.

“Romolè, sinceramente – eccolo che si mette a giocare la carta della sincerità: dev'essere alla frutta – non pensi mai al tuo futuro? Siamo onesti, ora che sei solo al mondo: chi penserà a te quando sarai vecchio?”

“O Pa', portami rispetto, non sono tanto vecchio e, poi, tu sei più vecchio di me! Non te lo dimenticare ...”.

“No, veramente – continua – non pensi di aver bisogno di qualcuno al tuo fianco? Non senti il bisogno, la mancanza di simpatici frugoletti da veder crescere e ai quali passare il testimone, trasmettere il tuo DNA?”.

“Sincerità per sincerità – gli ribatto mentre cerco di rollarmi una sigaretta – non ho alcuna smania di cambiare pannolini pieni di merda; passare notte insonni per i frignare di quelli che tu chiami 'simpatici frugoletti'; farmi prendere dall'ansia perché – una volta cresciuti – non rientrano a casa all'ora che ho detto loro; ringraziare perché si limitano a fumare delle comunissime e banalissime sigarette; litigare quando vorranno il motorino; se femmine, angosciarmi per il timore che restino incinta; se maschi, preoccuparmi che frequentino gente poco raccomandabile, che ne so: dei ciellini, dei leghisti o, dio non me ne voglia, dei berlusconiani!”. “No, guarda, una volta avevo paura che nascessero sotto un governo di Andreotti, ma oggi non mi darei pace se nascessero regnante Berlusconi!!!” “Questo – concludo enfaticamente – vuol essere il mio grande contributo all'umanità: mi auguro che qualcuno vorrà tenerne conto ...”.

La discussione, che sta per prendere una piega politica, viene bruscamente interrotta dallo sbattere della parta: è la Margherita che è rientrata e che, senza neppure salutare ma degnandoci solo di uno sguardo di disgusto misto a disprezzo (che si tengono compagnia come il gelato alla cioccolata e quello alla crema), biascicando qualcosa tira diritto verso la camera da letto.

Altra porta che sbatte in modo ostentato e si sente gracchiare: "Domattina la cucina deve essere tirata a lucido ed i piatti lavati, lazzaroni scansafatiche".

Per educazione, sperando di essere ancora in tempo, sussurro un timido "Uè, ciau, Margherita, bella serata al Bingo?".

Le mie pur brevi considerazioni, che a me, invero, paiono pregevoli e meritevoli di considerazioni, mi attirano una buona dose di critiche, le più benevole delle quali suonano come 'egoista', 'cinico', 'pensi solo a te stesso', e "lasci che siano solo gli extra-comunitari a mettere al mondo decine e decine di figli: quelli sono peggio dei conigli!”.

Quest'ultima osservazione mi fa un attimo sussultare: “O Pa', ti credevo di sinistra: cos'è questa deriva di destra? Da quando ti metti a fare discorsi leghisti?”.

“Lascia perdere – mi sento rispondere – si vede che tu non hai un figlio: tra qualche anno saranno ovunque e saremo noi a dover imparare il cinese o l'arabo. Ma già, tu ti senti superiore, ti sei ritirato in disparte, tanto a te che importa?”.

“ 'Azz, Pa', lascia che questa volta sia io sincero: tu mi preoccupi! ... e non poco” gli dico e sono sinceramente preoccupato per lui e, lo ammetto, anche per me. “Non è che ti si è di nuovo rotto il televisore e ti si è bloccato su Rete4? No perché, sai, a forza di sentire le stronzate di Fede, non sembra, ma alla fine uno le assorbe, così, senza volere. Credo la chiamino osmosi o messaggi subliminali, insomma qualcosa del genere: promettimi che andrai dal medico a farti prescrivere delle visite”. “Va bene, va bene, te lo prometto: Maria ed io siamo preoccupati per te, è ora che tu metta la testa a posto” Ma tu promettimi che penserai seriamente a questa cosa di trovarti una femmina!"

“Senti – gli propongo – facciamo un patto: io non mi preoccupo per questi tuoi strani discorsi velatamente razzisti (ma ti ricordi di quando si marciava per stronzate come l'uguaglianza, i diritti, degli esclusi, ..?) e tu, anzi, voi, non vi preoccupate per me!”.

“No dai, merda ... il Paolo non molla la preda: è come un cane da trifule, un segugio delle Langhe; niente niente da ambientalista mi è diventato cacciatore? – devi pensarci: per quanto ancora pensi di avere delle cartucce da sparare? (non ci sono più dubbi: è diventato un cacciatore). Hai ancora poco tempo per cercarti una brava femmina, e poi, chi penserà a prepararti da mangiare in modo decente (dio mio, Romolè, vai avanti a scatolette ...), lavarti i panni, stirare, cucinare, tenere in ordine la casa? Chi si prenderà cura di te quando sarai ammalato?”.

Sinceramente, non so se mi dia più fastidio questo suo ostinarsi a preoccuparsi della mia vecchiaia, in fondo ho ancora 42 anni e portati una chiccheria), o questa storia delle cartucce: o è veramente diventato un cacciatore o gioca coi doppi sensi. Nell'uno o nell'altro caso inizia ad essere un po' irritante.

Il fatto è che le cose irritanti mi fanno venire da ridere. Senza contare che non riesco a capire se dice tutto ciò per me o a beneficio della Margherita che potrebbe sentire.

“Senti – mi sforzo di imbastire una replica – ricordati che chi non sa stirare di noi due sei tu; per lavare, ho ancora una lavatrice che funziona, non chiedermi come, ma funzione e dio gliene renda merito, cucinare me la cavo ancora: non cucino per te perché sarebbe una scusa per venirmi a trovare e non te ne andresti”.


“Quanto a malattia, invalidità permanente e/o momentanea e/o parziale e/o totale, mettiamocelo pure, tenere in ordine la casa, beh, potendo scegliere tra una 'regina del focolare' quarantacinquenne/cinquantenne e due ragazze carine di 25 anni, onestamente: tu chi sceglieresti?”.

E lo minaccio di brutto-brutto: "Se, poi, insisti, dico alla Margherita che stasera hai fumato, poi sono %&$£ tuoi".

Il Paolo si lascia cadere nella poltrona: si vede che è esausto, prossimo alla fine.

Eppure, si sa, sono proprio i colpi di coda ad essere più pericolosi: quando un animale si sente perso, vede vicina la fine, la capitolazione, gioca il tutto per tutto e, se preferite, le ultime carte. E, comunque, il Paolo non sopporta le minaccie: oramai per lui è diventata una questione personale!

“Romolè, Romolè – parte la filippica finale – proprio tu, con tutte le stronzate che hai combinato qualche anno fa per le femmine, possibile che non ti manchi la gioia, l'esaltazione dell'orgasmo?”.

Se il Paolo tira fuori un parolone come 'orgasmo' vuol proprio dire che è certo che la Margherita dorme già profondamente, da encefalo-piatto, altrimenti se ne sarebbe ben guardato.

“Vedi, o Paolo – mi è sempre piaciuto usare il vocativo: dà un senso di 'evocativo' al discorso, per banale che possa poi essere -, sii onesto con te stesso: quanto dura un orgasmo? Una frazione di secondo, via, te lo voglio concedere, un paio di secondi (se sei proprio bravo; ndr: non confondete l' 'orgasmo' con l' 'eccitazione'): tutto il resto dell'accoppiamento è ginnastica! E, se non ricordo male, o Paolo, tu neppure andavi troppo bene in ginnastica: eri sempre l'ultimo a venir scelto per formare le squadre e giocavi solo perché, prudentemente, portavi il pallone da casa.”.

“Comunque, scusami, non volevo entrare nel personale, ma la verità è che mentre una femmina della nostra specie può avere persino degli orgasmi multipli, per il maschio tra una cartuccia e l'altra – come diresti tu – occorre una seria pausa di riflessione e tanta, tanta fiducia”.

"Senza contare che loro possono fingere, noi no!"
... e, questo non è leale, care Lettrici.

“Insomma, ragiona con me: se è vero che su un piatto della bilancia sta questo piacere, per quanto sublime, ma che pure dura poco, pochissimo, cosa c'è sull'altro piatto della bilancia?”

“Certo chi ha avuto l'avventura di iniziare a convivere da giovane, si è abituato a condividere gli spazi; ma, giunti alla nostra età, la condivisione del territorio può avere esiti cruenti. So di amici che hanno segnato il proprio territorio all'interno delle mura domestiche orinando negli angoli!”.

“Prova a riflettere a cosa io posso mettere sul piatto della bilancia: mi preparo da mangiare quando voglio, se voglio e cosa voglio; giro per casa in boxer e t-shirt (libertà che tu neppure osi prendere quando tua moglie è al mare): tu, come vuole Margherita ti metti in giacca e cravatta anche per portare giù la spazzatura!".


“Se devo uscire per vedere degli amici, posso anche non farmi la barba : tu sai quanto la Margherita trovi incredibilmente 'maschile' e 'sexy' Brad Pitt, George Clooney con la barba di un paio di giorni; perché si lamenta a metà giornata della tua, cito, 'barba incolta' quando ti sei raso al mattino?”.


“E la televisione? Che mi dici della televisione? Io posso permettermi il lusso di guardare il programma che voglio, mentre tu, per evitare schermaglie per il controllo del telecomando, mi chiedi di registrarti la partita a casa mia e di non dirti nulla del risultato. E, intanto, ti guardi assurde soap opera e non resisti alla tentazione di chiuderti in bagno per telefonarmi ed essere sicuro che abbia caricato la registrazione. Non è che la Margherita, prima o poi, inizierà a pensare che hai un'amante? No perché considera anche che se ha il sospetto e ti dice nulla e perché lei un amante ce l'ha già!”.


“Ma parliamo di bagno: quand'è stata l'ultima volta che hai provato il brivido di lasciare il bagno schiuma senza tappo, la lussuria di non asciugare per terra quando esci dalla doccia, la perversione di strizzare il tubetto del dentifricio dal centro e non dal fondo?” “Ed il fumo – rincaro la dose – che mi dici del fumo? Fumavi prima che io fumassi, ricordo che dicevi che a Margherita piacevano quei tuoi baci dal sapore deciso, così maschio! Diceva che quella sigaretta tra le labbra ti dava un'aria così... virile: Pa', diceva che eri 'virile'!? Fumavi prima di conoscerla e, dopo nemmeno un mese, ti ha convinto (?) a smettere di fumare”.


“Adesso guardati, dovresti vederti: dici che non ti dà fastidio che io fumi, ma ho il sospetto che tu mi permetta di fumare solo perché, mettendoti sottovento, sfrutti il fumo passivo”.
“E del calcetto? Che mi dici del calcetto? Te ne devo rendere merito, col calcetto hai resistito più che col fumo: hai capitolato, dopo una strenua resistenza, dopo il terzo mese, al rientro dalle vacanze. Io continuo a giuocare!”.


“Ed ancora, perché ieri sera hai lavato i piatti anche se non ne avevi voglia: non è che temevi il cazziatone della Margherita una volta rientrata a casa?”.

“E, poi, dimmi la verità – qui so di andare a colpire un nervo scoperto – cos'hai pensato quando ieri la Margherita non ha risposto subito quando le hai telefonato? Ti spiego: niente donna, niente gelosia!”.

Mi sento pronto per l'affondo finale: è in momenti come questi che rimpiango di non aver fatto l'avvocato penalista!

“Un'ultima, breve considerazione: un mese dura, in media 30 giorni, giusto?” gli domando.

Il Paolo ne conviene, non ha capito dove voglio arrivare, ma non osa darmi torto: “Giusto!”.

“Ora – proseguo nel ragionamento tenendolo per mano - , sei d'accordo che le femmine della nostra specie hanno a loro disposizione un tot di giorni dove tutto è concesso loro? Possono dire, fare, pensare quello che vogliono: godono dell'immunità più assoluta! Giusto?”.

"Giusto...!"
mi risponde, anche se non sono del tutto certo che capisca: forse, parlo troppo in fretta, i concetti si susseguono con troppa rapidità per uno come il Paolo che si sente allo stretto quando nella testa gli frullano due pensieri nello stesso momento.

Cerco, allora, di aiutarmi con unaltro esempio: "Hai presente quei giorni quando qualunque cosa TU dica, faccia è sbagliata per il solo fatto che TU l'abbia detta o fatta?".

Il Paolo inizia a capire dove voglio andare a parare: si stringe le labbra, digrigna i denti, si stringe i pungi nelle tasche e mi risponde con gli occhi che si sono fatti due fessure strette strette: “Giusto!”.

“E poi – volgo alla conclusione pronto allo scroscio di applausi – quando pensi che tutto sia finito, dalla padella nella brace: inizia la menopausa! Giusto?”.

Gli occhi del Paolo si sono come illuminati, e sussurra un sibilante “Giusto!” e qualcosa che suona come “Ma che str....”, ma non riesco a capire cosa voglia aggiungere o, forse proprio perché sono un signore, non gli chiedo di ripetere.

Schivo per prontezza di riflessi l'abbraccio del mastodonte.

Pago del successo, mi sento magnanimo e non voglio infierire. Butto un occhio, già che ci sono tutt'e due all'orologio e sono pronto per un'elegante uscita di scena: “Oh, toh, guarda che ore si sono fatte: devo proprio andare!”.

“Lascia, lascia che ti accompagni: ti offro la colazione al bar, c'è una nuova cameriera carina, te la faccio conoscere” propone il Paolo. Chi sono io per dirgli di no?

“Ma – mi viene in mente - … e la Margherita?”

“Ma lasciala perdere, quando dorme non vuole essere svegliata – mi risponde garrulo -: questa mattina se la preparerà da sola la colazione... la stronza”.

"Allora prima avevo capito bene..."
mi viene da pensare, ed, invece, dico: "Ma i piatti? Non li lavi?". "Ma lascia perdere i piatti" mi ribatte l'uomo che non sa cosa lo aspetterà quando tornerà a casaetta.

Facciamo colazione e lo lascio andare al lavoro.


Conclusione

Giro tutto il giorno, tanto per cambiare a cercare lavoro, sperando che sia il giorno buono in cui qualcuno mi chiamerà per un colloquio.

Si è fatta sera, venerdì sera. Il venerdì sera, lo ammetto, per i singles è un momento velato di una melanconica tristezza dalla quale ci lasciamo abbracciare. È in momenti come questi che, per quanto giuochiamo a fare gli autosufficienti, i sicuri di noi stessi, avremmo il piacere di avere qualcuno a casa che ci aspetti, qualche ragazza che ci telefoni, un abbraccio un bacio.

Sono alla fermata del pulman con questi pensieri.


Passa un'auto che rallenta prima delle strisce pedonali. Dentro un ragazzo ed una ragazza evidentemente pronti per la serata: sono tutt'e due in tiro.

Stanno litigando ad alta voce, al punto che tutti alla fermata non possono fare a meno di seguirli con lo sguardo.


Io li guardo e penso tra me: “Ma posso io, disoccupato come sono, permettermi questo? Non dovrei prima avere un punto fermo, qualcosa di sicuro nella mia vita? Che ne so: ... un lavoro?”.

E questi pensieri lasciano il posto ad una domanda: “Chissà cosa c'è stasera alla tivvì?”. (manca l'epilogo, alla prossima puntata!)


(segue, ...)




NON e` una storia di pura invenzione.
Nel racconto SI FA riferimento a fatti e persone REALI.




giovedì 3 dicembre 2009

55.Oggi parliamo di sesso (parte 9/12)



Eppure, questa storia dell' 'anima gemella' potrebbe avere un senso.

Ma la domanda è: come e dove si può trovare questa famosa 'anima gemella'?


Ora, una possibilità potrebbe essere quella di frequentare qualche luogo d'incontro per singles. Nei films americani si narra di locali/bar per singles. Una volta c'erano le balere, poi sono arrivati i tabarin (s.m. fr. inv.; in it. s.m. inv., locale notturno di inizio Novecento, dove si assisteva a spettacoli di varietà e balletti), adesso ci sarà sicuramente qualcos'altro; ma, se è vero che la semplice idea di questi locali mi mette addosso una tristezza infinita, mi resta il dubbio: mettere insieme due solitudini è veramente 'la' soluzione o è, comunque, 'una' soluzione?

Fate attenzione a non confondere, distratti come siete, i succitati locali con i locali per scambisti: da una parte me ne mancherebbe il presupposto – chi scambiare? -, dall'altra, se avessi chi scambiare, avrei, probabilmente già in parte risolto almeno una parte del problema

Un amico, Maurizio, uno al passo con l'evoluzione dei tempi, mi ha suggerito un'idea all'apparenza geniale. Mi ha detto: “Romolè, svegliati, esistono le chat!!”

Conosco Maurizio si può dire da sempre.

Per qualche anno, a dire la verità, ci perdemmo di vista, come spesso capita ai più.

Ci rincontrammo in occasione di una cena di coscritti.

Non era il Maurizio che ricordavo. Da anni si era, felicemente, ritirato in campagna, lavoricchiava di tanto in tanto e portava con allegria, sprensieratezza e financo lieta baldanza la sua taglia 52.


A quell'epoca facevo parecchia palestra ed ero soddisfatto di quel poco che il lavoro mi dava: non guadagnavo molto, ma il lavoro mi piaceva.

Decidemmo di tenerci in contatto e così facemmo.


Torino, giovedì 5 febbraio 2009 (S. Agata vergine)

Maurizio mi telefona e, senza che mi desse il tempo di chiedergli cosa stesse combinando, mi disse: “Dobbiamo vederci!”.

“Nessun problema – gli dico -, fammi sapere quando passi per Torino che ci si vede!”.

Maurizio riprende in mano la situazione “Non hai capito, parto, dobbiamo vederci prima che io parta”.

Non capisco il perché di tanta urgenza (non sono mai stato un fulmine a ciel sereno) e, garbatamente nonché pacatamente, rilancio: “Ah Maurì, non ti preoccupare, se non ci si riesce a vedere prima che tu parta, ci si vede quando torni; anzi, così avrai più cose da raccontarmi!”.

Il Maurizio inizia a spazientirsi: “Non hai capito (ve l'avevo detto che ho l'intuizione del bradipo, ma Voi non mi credete), parto, me ne vado, non torno”.

Mi ha convinto, alla fine ci arrivo: ci vuole un po' di tempo, qualche aiutino, ma ci arrivo e concordo: “Occhei, occhei, vediamoci!”.


Torino, venerdì 6 febbraio 2009 (S. Paolo Miki e mm. Giapp.)

La giornata è piovosa. Almeno, è piovosa in corso Matteotti dove ci diamo appuntamento.

Il Maurizio mi si fa incontro: è semplicemente raggiante, come si dice? Ah, sì: felice come una Pasqua. E dei chili in sovrappeso: un ricordo; il Maurizio è in forma smagliante, frenetico, pieno di voglia di vivere.

E sì: l'Ammmore è una grande cosa! A volte sa essere bastardo, ma a volte è un toccasana.

Girovaghiamo per qualche ora sotto una pioggerellina insistente alla ricerca di un portachiavi che gli ricordi Torino e che – Ve lo anticipo – non troveremo.

Ne approfitto per farmi raccontare cos'è successo e a cosa debbo la sua dipartita, pardon, partenza.

Il Maurizio ha trovato il suo Ammmore, quello vero, quello grande, quello che dà le palpitazioni, tachicardia, fa sudare come in un bagno turco, tremori come un attacco di Parkinson, insonnia, toppare sui congiuntivi, essere buoni col mondo intero, fare l'elemosina agli zingarelli (non quello del vocabolario, ma quelli che rubano i portafogli e rapiscono i bambini, perché “anche loro devono mangiare”).

Ma, la circostanza che più mi sorprende è che ha incontrato il grande Ammmore in chat, eventualità che rischia di mettere in dubbio, di far cadere come un castello di carte tutti i miei preconcetti e perplessità sulle conoscenze in chat.

Però parliamo di un grande amico, è in ballo la sua felicità e, se lui ce l'ha fatta, beh, ben venga il progresso tecnologico. È possibile che la mia metà della mela (ricordate Platone? se avete dei lapis di memoria, rinfrescatevela con la parte 7/11) sia dall'altra parte del mondo, forse in Cina (ma le orientali mi sono sempre piaciute) e, allora, ben venga internette.

Il Maurizio è talmente entusiasta che lui, da sempre piemontese fin nel midollo, fiero precursore della Lega sin dai tempi delle medie (quando ancora il Maroni gironzolava col pannolone) è pronto a trasferirsi – per la donna della sua vita – in Sicilia!

Cerco, garbatamente, di domandargli come riesca a conciliare la sua 'piemontesità' da entroterra albese con l'ipotesi di andare "oltre confine".

Sul punto il Maurizio è veramente un altro uomo: “Vedi – mi spiega benevolo l'a-b-c- della globalizzazione – i Siciliani sono persone come noi, anzi: meglio di noi! Io – scopro in lui un novello Livingstone – sono stato da loro e sono persone stupende, cordiali, amichevoli, generose e chi più ne ha più ne metta...”.

Sarei quasi tentato di riportarlo coi piedi per terra, ma so che c'è nulla da fare: ha già regalato tutto quello che aveva ed ha caricato in auto solo quello che può portarsi dietro.


Torino, martedì 10 febbraio 2009 (S. Scolastica vergine)

Sono all'emeroteca della biblioteca nazionale e mi viene in mente che il Mauri parte oggi.

Come si suol dire 'al cuore non si comanda' e, poi, mi dico, perché mai avrei dovuto cercare di fermarlo. L'invidia che posso provare nei suoi confronti è largamente superata dal vedere, condividere la sua felicità. Credetemi: sono veramente felice per lui.

E, tutto sommato, mi piace questo spirito intrepido, questo 'mollare l'ancora' e, per quanto io possa pensare della follia di un insano gesto, la follia per Ammore ha sempre il suo fascino.

I giorni passano e, mentre io cerco di barcamenarmi per cercare un lavoro tra un colloquio e l'altro, di tanto in tanto penso al Maurizione: io nel cuore del freddo inverno del nord, lui felice su una spiaggia assolata, al suono di merengue, con incredibili cocktails, incredibili femmine che lo servono, lo riveriscono, gli fanno aria, ma di cui lui, occhi negli occhi col suo grande Ammmore, neppure si accorge.


E mi domando se non valga la pena di cercare la mia metà sulle chat.


Torino, lunedì 23 febbraio 2009 (S. Policarpo vescovo)

Mentre sono in via Bologna, in fila presso l'Ufficio di collocamento, mi squilla il cellulare.

Distrattamente, sperando che sia un'offerta di lavoro, rispondo.

Una voce baritonale che in un primo momento neppure riconosco, mi impone: “Dobbiamo vederci!”.
Riconosco, dopo un primo attimo di smarrimento, il Maurizione, questa volta è lui a non indulgere all'originalità.

“Volentieri – cerco di improvvisare una risposta -, ma mi spieghi come faccio a raggiungerti in Sicilia?”, e, cercando di fare la battuta “Considera che ho il passaporto scaduto!”.

Il Maurizione non ha tempo da perdere in ciance, il Maurizione, quando vuole, sa essere autoritario e sa imporsi: “Non fare l'idiota (“Ma come – penso tra me – è la cosa che mi riesce meglio ...”), sono a Torino”.

Mi metto in riga, prendo ordini ed il giorno dopo è sotto casa mia.


Torino, martedì 24 febbraio 2009 (S. Adele)

Sento che ha voglia di raccontarmi delle novità che gli urgono ed io ho voglia di ascoltare, ma cerco di rimandare, perché la ciliegina sulla torta, il vino migliore, va preso alla fine.

“Facciamo due passi e mi racconti tutto in metro, così ce ne andiamo in centro e ci si fa due passi”.

Fermata Massaua.

Scendiamo, aspettiamo che arrivino le carrozze, ci accomodiamo.
“Occhei – gli propongo – se vuoi racconta: sono tutt'orecchie...”.

Fermata Pozzo Strada

“Beh – esordisce -, sai, quando sono arrivato non ha fatto altro che piovere e, lo sai, sono metereopatico: la pioggia ed il freddo m'intristiscono...”.

Fermata Rivoli

“Ma dai, suvvia lo interrompo cercando di capire quale sia il vero nocciuolo del problema -, sarà stato un caso; si sa: la Sicilia è terra di sole, sole 360 giorni l'anno; gli altri 5 giorni non è che piova, è che non vogliono farsi mancare nulla. Non credo che sia questo il problema ...”.

Fermata Monte Grappa


“Ma siiiiì – ne conviene il Maurizio -, il fatto è che, come se non bastasse, la casa che avevamo affittato era veramente piccola ed io, lo sai, soffro gli spazi piccoli. Non che soffra di claustrofobia, ma mi vengono attacchi di panico...”.

Fermata Bernini

Sarei tentato di dirgli che attacchi di panico in ambiente chiuso potrebbero essere qualificati come 'claustrofobia', ma, per non essere medico, preferisco non contraddirlo e propendo per un più generico ed interlocutorio: “Suvvia, che vuoi che sia: è la prima casa che avete trovato, col tempo troverete qualcosa di più grande e ricorderete questi primi tempi con lo spirito del 'due cuori una capanna. Non credo che sia questo il problema ...”.


Fermata Porta Susa

Il Maurizio ci pensa un attimo, ma senza neppure sforzarsi troppo arriva a darmi ragione, seppur col beneficio del dubbio. E continua: “Sai, lei passava tutto il giorno a dormire, sveglia di notte, vorrebbe passare le giornate a dipingere, badare alla casa, ma è anche vero che era il progetto che avevamo prima che io partissi per andare a vivere insieme ...”.

Fermata Vinzaglio

“Ebbè – mi sento di dirgli – non è un progetto di vita in comune che io amerei, ma se stava bene a voi e se eravate d'accordo prima di andare a vivere insieme, … Non credo che sia questo il problema ...”.

Fermata Re Umberto

“Sarò sincero – sento che il Maurizio inizia ad arrivare al cuore del problema – mi sembra che lei a cena abbia la tendenza a gradire un po' troppo il vino e che non parli mai di contribuire alle spese, ...”.

Porta nuova – capolinea (fifiuuuù ... finalmente)

Tiro un sospiro per riordinare le idee e, come si suol dire, prendendo il coraggio a quattro mani, azzardo: “Sinceramente, … Questo potrebbe essere un problema!”.

Sono un attimo perplesso dalla situazione e impiego un attimo a riorganizzare le idee; mentre cerco di studiare le cose migliori da dire (e da non dire) al Maurizione, poco ci manca che non esca in tempo dalla carrozza e rischio di ripartire per un nuovo giro nelle budella della metropoli.

Usciamo, comunque, all'aria aperta e, complice la serata piacevole, ne approfittiamo per fare un paio di vasche in centro.


Sarei tentato di fare sfoggio delle mie dis-avventure, ma non mi sembra il caso di fare sempre il primo della classe (super-sfigato nel lavoro, super-sfigato in amore, …), quindi ... desisto.

Parliamo del più e del meno: lui di quanto sia duro amare, io cercando di non cadere nel tranello di infierire sulla 'lei', che neppure conosco, ma rischiando di innescare la sindrome di Romeo e Giulietta.

Cosa intendo per 'sindrome di Romeo e Giulietta'?

Vedete, io penso che R&G siano arrivati a tanto, che il loro amore sia passato indenne nei secoli, che il buon Willie ne avrebbe ricavato un sacco di quattrini se solo Ellie the first avesse inventato il copyright, solo perché Montecchi e Capuleti hanno ostacolato il loro amore.

Se solo le due famiglie avessero accettato di buon grado le nozze dei due sbarbatelli, che ne sarebbe stato di loro? Non credo di andare molto lontano dal vero immaginando che mentre Romeo avrebbe passato le serate al bar a giuocare a rubamazzetto e ingollare grappini, Giulietta sarebbe ingrassata in un monolocale con bagno in comune sul ballatoio, con 4 o 5 marmocchi vocianti a spaccare mobili tra schiamazzi e con un mutuo da pagare.

Alla fine della serata il Maurizione mi pare abbastanza convinto, ma inizia ad essere nervoso. Per quanto la storia d'amore sembri destinata alle scene finali, ancora si sentono al telefono quella decina di volte al giorno. Ultima chiamata alle 21.00!

Sono le 20.58 e il Maurizio teme di essere in ritardo. Telefona, ma, come temeva, ... il telefono è spento.


Rattristato, mi spiega: “Sai, non si perde una puntata di 'Amici' con la De Filippi e, per non essere disturbata, spegne il cellulare”.

Io ripenso al Maurizione che conoscevo, ai mille interessi, alla cultura devastante, alla voglia di fare e proprio non me lo vedo condividere un divano incollato davanti ad una puntata di 'Amici'.

Mi faccio forza, contravvengo all'imperativo che mi ero imposto dio non parlare male della fanciulla e sbotto: “O Maurizio: una femmina che spegne il telefono perché non vuole essere distratta mentre guarda 'Amici'? Questo è un problema!

Come si sa, solo il tempo riesce a lenire le ferite e, con le pene d'Ammmore è un vero toccasana.

Da febbraio il Maurizio decide di andare a svernare al mare, su spiagge uggiose battute dal vento, col sottofondo delle onde che si frangono sulla battigia, tra il frinire dei gabbiani (occhei, occhei, lo so: sono le cicale a frinire, ma non ho la minima idea di come si chiami il verso dei gabbiani).

Dopo qualche settimana decide di tornare a girovagare sulle chat alla ricerca della sua anima gemella e scopre che anche il suo grande Ammmore, che, pure, aveva minacciato i classici gesti estremi come da copione dozzinale di serie, è tornata in chat alla ricerca di qualcuno che metta insieme i pezzi del suo cuore infranto.

Intanto il Maurizio continua a chattare, di tanto in tanto si sollazza con qualche fanciulla, ma probabilmente, non è quello che io cerco.

E, badate, non voglio dire che lui abbia torto ed io ragione: ognuno cerca qualcosa di diverso.

Qualche volta ci sentiamo per telefono e, recentemente, mi confida che anche questo allegro svolazzare come un'ape di fiore in fiore non lo soddisfa più tanto.

Ma allora è proprio vero che, spesso (attenzione, ho scritto 'spesso' non 'sempre') anche quello che inseguiamo una volta raggiunto, perde il suo fascino, l'incantesimo svanisce.

Non è che spesso noi ci prefiguriamo quella che ci illudiamo sia la nostra felicità, cerchiamo con tutte le nostre forse di dar corpo alle nostre illusioni e cerchiamo di far combaciare tutti i tasselli anche quando i pezzi non combaciano? Cos'è l'Ammmore, questo sogno, questa chimera che pare irraggiungibile e che, comunque, una volta raggiunta, perde tutto il suo incanto?

Sinceramente, non ho risposte, non sono un poeta e qui rischio di avventurarmi su chine che non mi sono proprie e, ad essere sinceri, non ho mai amato i puzzles!


Conclusione


Stamattina mi ha telefonato un altro amico, Sergio.

Senza dire né "Ciao", né "Come stai", va subito al sodo ed esordisce "Divorzio!".

"Ah, ciao Sè, come stai? - gli rispondo recuperando le battute del copione che aveva tralasciato - bella storia, ma non puoi lasciar perdere per adesso ed farlo con l'anno nuovo?".

Perché la domanda non è "Perché divorzi?" (idea che potrebbe essere senz'altro originale se non c'è niente di interessante in televisione, tanto per rompere la monotonia, fare qualcosa di originale): la domanda è "Perché ti sei sposato?".

Il Se' si era sposato una decina di anni fa e mi aveva stressato per mesi dicendomi che anch'io mi sarei dovuto sposare, con frasi del tipo "E' beeeeellissimo, non sai neppure cosa ti perdi!".

Cercando di cogliere la palla al balzo, cerco di scroccargli un pranzo e gli propongo di passare da lui.

"Certo, perché no? - mi risponde - anzi, porta qualcosa da mangiare, perché il frigo è vuoto! Porta qualcosa per noi due!".

"Come vuoto, non hai fatto la spesa? Vabbè, già che ci sono ti faccio un po' di spesa" scioccamente gli domando e gli propongo cercando di fare il generoso.

"Eh, già bravo tu ... così, poi, avanza qualcosa anche per la stronza!?!?".

Non ho ben capito, alcuni mi propongono la convivenza come soluzione per le spese di casa, ma se, una volta sposato, dopo una decina di anni divorziassi come il Se', è veramente una soluzione?

Insomma, ricapitolando, cercare il grande Ammmore in chat potrebbe non essere la soluzione, comunque non la migliore, molto probabilmente, quasi sicuramente non per me.

Ho l'impressione che in chat si cerchi altro, che è pure qualcosa, ma, appunto, 'altro' (agg.indef., pron.indef.m., avv., [aggettivo indefinito] diverso, differente; indica una diversità indeterminata e deve essere preceduto dall'articolo indeterminativo).

Mi viene in mente una delle domande che mi posi all'inizio della parte: posso io permettermi di innamorarmi? E non alludo al budget (a questo primo aspetto del problema, credo, di aver già dato una risposta) , ma: posso io, vivendo in questo delicato equilibrio – senza un lavoro, in predicato di vendere casa per chissà quale futuro – permettermi di affrontare anche le pene d'amore?

Perché si sa, se l'Ammmore sa essere consolante e consolatorio, è pur vero che l'Ammmore è foriero di pene e dolori.

Ma allora, cercando di riformulare la domanda per contestualizzarla nel quadro di queste puntate (non vorrei che alcuni Lettori, alcune Lettrici, abbiano perso il filo del discorso, pensando che quivi si parli in astratto del rapporto uomo/donna), la questione che il presente modesto Trattatello cerca di risolvere è se un disoccupato possa permettersi una relazione, quali ne siano i vantaggi e quai gli svantaggi.

Questa, miei Cari, è la questione!

Già, queste pene d'Ammmore che tanto ci affaticano e ci fanno soffrire, che ci spaccano il cuore, che fanno crollare tutt'intorno a noi, ma che, pure, ci fanno sognare, ci fanno sperare. Queste pene d'Ammmore che, poi, ci dimentichiamo e, spesso, ricordiamo con dolcezza dopo qualche anno, dopo qualche mese, dopo qualche settimana … dopo qualche giorno …

… a volte ...

(segue, ...)


NON e` una storia di pura invenzione.
Nel racconto SI FA riferimento a fatti e persone REALI.