giovedì 15 ottobre 2009

44. "Antonello ... non sai con chi hai a che fare!"




Care Lettrici, Cari Lettori,


continua il mio momento magico, il mio magic moment.

Oramai lo dovreste aver capito, il Vostro è un perfezionista!

Come, forse, molti di Voi avranno argutamente capito, trascorro parecchio tempo al piccì, un po' per cercare codesto benedetto lavoro che pare non arrivare mai, un po' – già che ci sono – per aggiornare il blog. Da quando, poi, per Voi e solo per Voi ho deciso di deliziarVi con immagini e, persino, video, beh, mi tengo occupato.

Ma quante cose faccio io per Voi?

Comunque, sia perché a casa prima non potevo magicamente connettermi con l'adsl (alcuni mi consigliano l'lsd, ma non credo sia la stessa cosa), sia perché ora neppur potrei permettermelo, godo dell'ospitalità di un paio di amici che mi permettono di abusare del loro piccì.

Torino, lunedì 28 settembre 2009 S. Venceslao martire

Puntuale aspetto il Luca fuori dal suo negozio sotto una pioggerellina tanto bagnata quanto insistente.

È nostra consuetudine, prima che il Luca apra il negozio, concederci una pausa di riflessione con un caffè al bar su via Nicola Fabrizi servito dall'imponente Ago.

Questa mattina il Luca è in ritardo, circostanza abbastanza inconsueta per un tipo puntuale come il Luca.

Mi concedo un giro intorno all'isolato, dove vengo colpito, fulminato, folgorato da un cartello che attira la mia già fervida attenzione e che mi fa pensare (pensiero che condivido con Voi): "Che c'abbia ragione il Silvio a dire che è la gente che non vuole lavorare? Mannaggia a quella miseriaccia zozza: sta a vedere che mi tocca pure dargli ragione!".

Non passano neppure una decina di minuti che ecco stagliarsi in lontananza la figura spilungona e trafelata del Luca.

Il Luca mi raggiunge scusandosi del ritardo ed io, benigno come solo io so essere, gli ricordo che è lui a farmi un favore.

Mi spiega che l'auto non partiva: batteria in corto, un lusso che la mia neppure si può più concedere essendo cimita da tempo.

Per sdrammatizzare la tensione che si fa vieppiù palpabile, sono io questa mattina – purché non diventi un'abitudine – ad offrirgli il caffè. Insomma, faccio il grandioso, il magnifico! Ogni tanto me lo concedo.

Entriamo in negozio e, prima di metterci ciascuno al suo lavoro, ci concediamo una sigaretta, doverosa dopo un caffè di prima mattina, e, per passare nella camera di decompressione che ci permetterà di affrontare meglio la giornata, decidiamo di affrontare i grandi temi di politica interna: nel giro di mezz'ora abbiamo tutte le risposte che potrebbero rimettere in piedi quel che resta di questo sgangherato Paese.

In genere decidiamo di non strafare: affrontiamo un problema al giorno, non di più, anche per lasciare per nuovi incontri problemi ben più complessi e, soprattutto, per non trovarci con nulla da dire.

Insomma, oggi è toccata alla politica interna, domani alla fame del mondo, quindi, a seguire, il Medio Oriente, la bioetica, il buco nell'ozono, il deserto che avanza, l'immigrazione/integrazione, il duello Microsoft-Apple, i rifiuti differenziati, la lotta ai tumori, meglio il mare o la montagna, le rosse o le brune …

Se, proprio, non sappiamo di cosa parlare, beh, ringraziamo il nostro amato presidente del Consiglio di offrirci ogni giorno uno spunto: almeno per questo giustifica ai nostri occhi la sua esistenza, mente dell'utilità delle mosche abbiamo ancora qualche perplessità.

Nel pomeriggio ci raggiunge la compagna di Luca, Susanna.

La Susanna è il classico tipo ansioso-ansiogeno, con una tendenza all'isteria, all'ipocondria,... ma simpatica.

La Susanna è sgomenta per quanto le è successo, ma ha trovato il 'colpevole' e l'ha cestinato. Fosse sempre così facile, trovare la soluzione ai propri problemi.

Paziente, come raramente sa essere, mi spiega che tutto era iniziato la settimana prima quando, con un suo amico, Diego, era andata a vedere una pinacoteca.

Quando furono al momento di entrare in una delle stanze del Museo Civico di Arte Antica (via Magenta 31, 10138, Torino) il Diego "si fermò e fremette smarrito sui talloni; sentiva le arterie battergli contro le tempie come martelli, gli sembrava che il respiro gli uscisse dal petto come il rombo del vento da una caverna. Rimase immobile al suo posto, impietrito come una statua di sale, senza osare un movimento. Trascorsero così alcuni minuti" ('Les Misèrables, Victor Hugo, 1862, Nuova Biblioteca Mursia, 1970, trad. R. Colantuoni, 1164 pagg. , 16.60 euro) e, mentre palpitazioni e tachicardia gli tornavano entro i limiti di guardia, il prode spigava: "Ma sei pazza? Lì dentro ci sono dei quadri di Antonello da Messina: uno dei massimi portasfiga!".

La Susanna si mise ridere con la sua sonora risata argentina e, non solo entrò nella stanza, ma, per voler dimostrare che la sfiga non esiste – pragmatica come solo lei sa essere, almeno in certi momenti – non solo entrò a visitare i quadri dell'Antonello, ma all'uscita, in totale e sprezzante spregio delle paure dell'amico, prese una cartolina col sorridente e beffardo 'Ritratto d'uomo'.
Quella stessa sera il televisore a casa della Susanna esalò l'ultimo respiro in una simpatica nuvoletta. Poco male per il Luca che ama la lettura ed ancora sospetta che il tubo catodico possa essere radioattivo, ma assolutamente inaccettabile per la Susanna totalmente, religiosamente, completamente teledipendente: in camera da letto tiene la tivvì accesa anche quando dorme "Non si sa mai, se dovessi svegliarmi di notte ..."), gira con un telecomando nella borsetta e sarebbe pronta a rinunciare al frigorifero ed alla lavatrice pur di non privarsi della tivvì.

Come se non bastasse, quella stessa mattina, mente il Luca raggiungeva il Laboratorio – a piedi perché la batteria aveva dato forfait – mentre la Susanna si asciugava i capelli, il fon le si era bruciato in mano

Insomma, per quanto le era dato sapere la colpa di una tale serie di sventure altra non poteva essere che dell'Antonello. Per questa ragione, uscita di casa coi capelli bagnati, aveva provveduto a gettare la cartolina e si riprometteva di sottoporsi a riti di un qualunque esorcista per eliminare il malocchio.

Meglio, due esorcisti, ... non si sa mai.

Questa volta fui io, razionale, empirico, sottile mente scientifica a farmi burle della Susanna, ma lei, non più offesa né turbata di tanto, mi ammonì: "Non scherzare su queste cose: ci sono cose che noi umani non possiamo capire, cose che vanno oltre la nostra comprensione!".

Insomma, la sera me ne andai via prendendomi gioco della superstizione popolare e mi burlai della Susanna dicendole: "Me lo daresti un passaggio? Ah, no, scusa, dimenticavo: l'auto è posseduta dallo spirito dello spiritoso Antonello! Ahahaha ...".


Torino, martedì 29 settembre ss. Michele, Gabriele e Raffaele arcangeli

Ieri sera ho prelevato al bancomat la bellezza di 100 euri (non inorridite, al plurale) per pagare la prima rata delle tasse sulla spazza (nel senso di 'spazzatura'), per quanto io non sporchi neppure tanto.

Solerte e pieno di buone motivazioni ed intenti, esco di casa e mi dirigo verso la posta.


Già che ci sono, visto che è sulla strada, faccio una tappa dal tabaccaio per prendere il tabacco.

Arrivo di fronte alla posta, entro (sono arrivato lì per quello), prendo il numerino, e, fiducioso, aspetto.

Quando sta per comparire il mio numero, previdente, apro l'immancabile zainetto e, suprise delle surprise,: il portafoglio è scomparso!

Cerco e ri-cerco, già che ci sono ri-ri-ricerco, ma niente da fare e, soprattutto, niente portafoglio.

Torno sui miei passi, e ripiombo nella tabaccheria.

Devo dire che il tabaccaio, la moglie ed il figlio sono dei veri signori e non battono ciglio, non si lasciano prendere dallo mio stato ansiosamente ansiogeno.

Io guardo in ogni andito e, spigato loro il motivo della mia perquisizione senza mandato, cercano di rassicurarmi: "Guardi che, dopo di lei, è entrato nessuno!".

Non è che la cosa mi sollevi più di tanto, anche perché se dopo di me non è entrato nessuno e solo loro tre erano in tabaccheria, se la matematica non è un'opinione …

Ma non ho né la voglia né la forza di discutere e, comunque, non sono mai stato una cima in aritmetica.

Esco, vado in banca per bloccare il bancomat e ne ritiro un provvisorio con tanto di lettera che, mi spiegano, non è una lettera di congratulazioni del DG di Intesa-SanPaolo, ma contiene il preziosissimo PIN.

Grato del simpatico omaggio esco e mi proietto alla GTT per rifare il biglietto da disoccupato.

Già che ci sono, per ottimizzare i tempi, apro la famosa busta, leggo le istruzioni: "Mettere qui l'etichetta", tutto chiaro, ma la domanda che mi sorge spontanea è "Quale etichetta?", e sì, perché non ci sono etichette.

Nel dubbio, per non sapere né leggere né scrivere, scendo in via Cibrario ed entro in una filiale Intesa-SanPaolo.

Anche il gentile operatore è perplesso: guarda il foglio, lo mette controluce e tenta il tutto per tutto grattando con una chiave lì dove dovrebbe essere il PIN a mo' di "gratta e vinci". Ma niente: è o non è il mio magic moment?

Col cuore in pace vado a fare la denuncia dai Carabinieri in corso Appio Claudio.

Ora, non dovete pensare che le caserme dei Carabinieri siano come l'omonima serie televisiva, quella con la Manuela (ndr. Arcuri), niente di tutto questo. Ad essere sinceri, quasi quasi, un pensierino me lo faccio pure e già mi immagino, mentre sono in sala d'attesa, di vedere comparire la Manuela nazionale in desabillè (in fondo, mi dico, mica potrà essere sempre in divisa anche quando non è in servizio?!).

Ma, probabilmente, la Manuela deve essere in libera uscita, perchè mi accoglie un appuntato con accento spiccatamente pugliese che, se non fosse per i sottotitoli a pag.777 non riuscirei a capire cosa mi domanda.

Decisamente il mio ... magic moment!

Faccio la mia brava denuncia da probo cittadino e mi metto il cuore in pace.



Torino, mercoledì 30 settembre s. Girolamo dottore

ore 8:30 vengo svegliato da una improvvisa scampanellata, come si suol dire ‘di soprassalto’. Lo confesso, sono sorpreso tra le braccia di Morfeo (che, non lasciatevi ingannare, non è un maschione, non lasciateVi ingannare dalla parallela serie a puntate su questo stesso blog, ma un comune modo di dire: Morfeo era il dio dei sogni, figlio del Sonno e della Notte. Il detto viene perciò usato in riferimento a chi, vinto dalla stanchezza, si addormenta profondamente) e fatico a capire quello che succede.

Mi ci vuole quell'attimo di tempo necessario per capire chi sono, dove sono, dove andiamo e da dove veniamo che è passata una mezzorata.

Nel frattempo non hanno più suonato e penso a quel simpatico scherzo che chi non ha fatto quando era giovane? Simpatiche canaglie!

Considero che potrei anche uscire, visto che la spazzatura è arrivata a livello di guardia.

Vedete, non sono tanto le blatte a preoccuparmi: sono educate bestiole, ordinate, che si mettono in buona e rispettosa fila, come dal salumiere, in attesa del loro turno.

No, quello che un po' mi infastidisce sono i gabbiani che, prima di andare a fare il pasto grosso alla discarica, passano da casa mia per l'aperitivo. A parte il fastidioso gracchiare, seminano guano ovunque e, così, mi tocca lavare per terra in cucina ben due volte al mese.

Insomma, ne approfitto per scendere e, surprais delle surprais, appallottolato nella buca delle lettere ecco il mio portafoglio, con tanto di carta d'identità, tessera della Biblioteca, tessera dell'internette point. C'è, persino il bancomat, il che mi dice che il laido non deve essere una cima della statistica: col bancomat avrebbe avuto tre tentativi per indivinare una combinazione di 5cifre5, mentre con l'ultimo nato dei gratta e vinci (ndr. il win for life) una possibilità su 3 milioni e 700mila. Più verosimilmente deve aver sagacemente intuito che nel mio c/c c'è una cippa-lippa.

Vorrei stupirVi con effetti speciali dicendovi che c'erano anche i 120 euri (sempre al plurale; 100 i prelevati, 20 quelli che avevo prima), ma so che il Vostro cuoricino non reggerebbe e, quindi, Vi dirò subito, senza tenerVi sotto tensione come pure sarei tentato di fare, dicendoVi che non c'erano.

Non avendo da fare per la mattinata, decido di tornare dai Carabinieri per fare la denuncia, questa volta, di ritrovamento.

Il Carabiniere che accoglie la mia denuncia batte con due dita senza distinguerle ed avrebbe di meglio da fare. Vista l'ora, per esempio, raggiungere i colleghi a pranzo.

Cercando di fare lo spiritoso, mi dice: "E' stato fortunato: ha ritrovato il portafoglio".

Ed il Vostro, cioè io, gli ribatte: "Guardi, sinceramente, avrei preferito si fossero tenuti i documenti, almeno avrei potuto rifare quella foto segnaletica con la quale sono costretto a circolare e ritrovare i soldi!".

Il milite non ribatte, forse per far presto, per fare prima, … per raggiungere i commilitoni a tavola.

Lo confesso, a fine giornata mi sono 'concesso' un 5 minuti di smoccolamento contro il pur buon Antonello da Messina e la sua 'sfiga' transitiva (dal Diego alla Susanna a me).

Torino venerdì 2 ottobre 2009 ss. Angeli custodi

Uscito di casa la mia attenzione, intorpidita dal sonno che non supero prima delle 10 del mattino, viene attirata dai titoli che campeggiano sui titoli dei giornali che riportano la notizia dell'alluvione avvenuta nella notte su Messina. Curioso, proprio laddove il beneamato (ndr. il Silvio nazionale) vuole costruire il ponte celebrativo del suo pontificato: se riesce a 'battezzarlo' entro 5 anni potrà consacrare i ventennio e 'pareggiare' i conti.
 
Tra me e me - badando a non farmi sentire - sussurro: "Antonello, non sai con chi hai a che fare!".


Conclusione

Al di là della battuta finale, che alcuni potrebbero considerare 'assolutamente becera' (liquidandola con la classica "Questa te la potevi risparmiare"), dovete sapere che circa un anno fa – ero già disoccupato - avevo trovato un portafoglio ben più consistente in termini di biglietti che accettano per i pagamenti in corso Stati Uniti.

Il Vostro andò, com'è o dovrebbe essere dovere di ogni buon cittadino, a consegnarlo alla stazione della polizia di zona.

A parte che impiegai una mezzorata abbondante a spiegare che non l'avevo rubato io (non si diedero una risposta alla domanda "Perché lo avrei dovuto restituire e, per di più, con tanti soldi dentro?"), alla fine mi fecero intendere che, se me lo fossi tenuto 1. mi sarei potuto tenere anche i soldi 2. circostanza ben più importante che non avrei fatto perdere loro tempo.

Sarò, come sempre, sincero con Voi, non so se oggi come oggi avrei fatto lo stesso, ma è anche vero che ad un amico che al telefono sabato sera mi chiese dello 'smarrimento' risposi "Spero li abbia presi qualcuno che se la passa peggio di me": ed ero sincero!

Ma ragionate con me sui grandi sistemi: io, Voi, noi (io + Voi = noi) abbiamo ricevuto una certa educazione, siamo vissuti in certo contesto sociale, ma se fossimo nati allo Zen di Palermo o – che ne so? - nella tanto vituperata Napoli, avessimo genitori, fratelli sorelle disoccupati e, magari – perché no? - almeno un figlio e ci proponessero di portare un pacchetto da una parte a quell'altra della città o anche solo di fare da vedetta nel quartiere per avvisare se arriva una solerte pattuglia delle operose forze dell'ordine, come ci comporteremmo? Ma, senza arrivare a tali eccessi, se più semplicemente ci proponesse un lavoro, saremmo ancora 'duri e puri'?

Non so Voi, ...

NON e` una storia di pura invenzione.
Nel racconto SI FA riferimento a fatti e persone REALI.


lunedì 12 ottobre 2009

43. Oggi parliamo di sesso (parte 2/12)




L'altro giorno un caro amico, Gianluca, mi invita a cena: “Dai, Maria (la regina del focolare nonché, stando a quanto registrato presso i pubblici uffici del Comune, sua moglie) è a cena da quella stracciac *?&%$i di sua madre, così ci possiamo vedere da me!”

Lo sapete come sono fatto: ad un invito a cena non so dire di no: non è solo questione di buona educazione, è anche che il Gianluca cucina bene e, dopo, neppure devo lavare i piatti. Senza contare che a lui fa piacere e, così, faccio anche una buona azione: sono un tipo generoso, io!

Accettando un invito a cena da parte del Gianluca vuol dire, la cosa è scontata, affrontare un tema che a lui sembra così caro e non capacitandosi del fatto che la cosa non sembri impensierirmi. Il mio girare intorno all'argomento sembra, anzi, pungolarlo. Andare a casa sua vuol dire accettare di affrontare di petto il tema: non potrò più eluderlo, ma tant'è... per un piatto di lenticchie c'è chi ha venduto il fratello...

Dovete sapere che qualche tempo il Gianluca, probabilmente con l’idea di farmi vedere (dovete sapere che sono molto miope) il lato positivo della mia situazione – ammesso che ce ne possa essere qualcuno – ha un'idea fissa: “Avendo molto tempo libero ed essendo ancora, almeno all'apparenza, abbastanza presentabile, perchè non tyi trovi una femmina: devi trovarti una femmina! ... prima che sia troppo tardi, fuori tempo massimo”.

Dire che sono lusingato dalle sue attenzioni, anche se mi paiono premure fuori luogo, se non altro perché in questo momento sono pressato da altre urgenze che, appunto per essere 'urgenze', a me paiono più urgenti. Banalità, pinzillacchere del tipo 'trovare un lavoro'.

Mi rendo ben conto che a molti di Voi la mia scala di priorità potrebbe sembrare un'amenità di chi ha del tempo da perdere, ma, forse perché non ho altro da fare, a me pare essere un problema più complesso del cubo di Rubik. E vogliate considerare che, per quanto abbia visto in televisione bambini di 12 anni risolvere in meno di 1minuto1 l'incredibile rompicapo del cubo, io non ci sono mai, ma proprio mai, riuscito.


Non faccio, comunque, a tempo a mettere in piede in casa del Gianluca, che mi aggredisce dicendomi che “Proprio non puoi andare avanti così!”.

Non è esattamente l'accoglienza che mi sarei aspettato: mi sarei accontentato di un banale "Ueilà, come butta?", o di un più falso ma sempre gradito "Ti vedo in grande spolvero", ma il Gianluca è sempre stato riconosciuto da amici, parenti, colleghi di lavoro, vicini di sdraio, inquilini del palazzo, anziani della bocciofila... per la sua irruenza e, certo, oggi non c'è motivo per non tener fede alla sua immagine.

A volte basta un niente, un nonnulla, una banale disattenzione per rovinare in un attimo l'immagine che ci si è costruiti con tanta fatica ed immani sacrifici.


A me, ad ogni buon conto, interessa arrivare al desco, mettere mano alla forchetta e ripulire il piatto sublimando il pasto consumato con l'immancabile ed irrinunciabile scarpetta, azione che per quanto ritenuta assolutamente riprovevole dal galateo, anche il Della Casa non mancava di eseguire con provata perizia alla fine di ogni pasto.

Abbozzo, quindi e per educazione, un "Sto bene ed anche tu mi sembra non passartela malaccio" (cordialità, la mia, che, peraltro, passa del tutto inosservata) che il Gianluca torna ad affrontare la pena che sembra affliggerlo tanto, come non gli bastassero le 250 rate di mutuo da pagare e, col bagliore negli occhi che doveva avere il Galilei nel sentenziare "Eppur si muove", avendo cura che non ci siano orecchie indiscrete in ascolto, mi sottopone quello che - proprio per la sua elementarietà - è il suo piano geniale.

Mi suggerisce che, in considerazione del molto, troppo tempo libero che ho, potrei più che facilmente trovarmi una compagna ("Ah, avessi io tutto il tempo libero che hai tu, fortunato che sei, ..."): "Visto che per quanto ti arrabatti come un criceto sulla ruota, in due anni ancora non hai trovato un lavoro e che il livello di merda nella piscina in cui sei immerso sta salendo ad altezza orecchie, devi trovare una femmina, possibilmente carina con un minimo di reddito: oltre a deliziarti, sollazzarti tra le lenzuola, tu trovassi una coinquilina in casa entrerebbero dei soldi e così potresti cercare lavoro con più tranquillità e senza affanno! E' o non è un'idea brillante?".

"Certo, ceeeeerto, Gian, ed oltre che carina e con i soldi, magari la cerco anche simpatica ed intelligente?" mi permetto di aggiungere.

Sul punto il Gianluca è estremamente realistico: "Romolè, non fare lo spiritoso: io ti parlo di scienza, tu di fantascienza; da che mondo è mondo il maschio si deve accontentare! Ricordati che il buon Dio ha creato la femmina con una costola di Adamo, senza neppure chiedergli il permesso: cosa volevi uscisse fuori dalle frattaglie? Costole e braciole sono o non sono la stessa cosa? Sii realista...".

Tiro un lungo sospiro e capisco che mi dovrò guadagnare il pasto e cerco di farlo ragionare: questa volta sono io che devo riportarlo coi piedi per terra.

Sarei tentato di dirgli che, se a farlo ragionare così è l'ebrezza del tetto coniugale, dovrebbe smetterla col Tavernello; ma mi sento buono e, dopo tutto, è bene non sputare nel piatto in cui si mangia. Ed io, oltre tutto, ancora non ho mangiato ... c'aggia fa ppe' magnià?

Sarei, seconda possibilità, tentato di rispondergli garbatamente con un "Ma perché non ti fai una bella frittatina di 'azz tuoi, perché avendo tu sposato quell'essere 'adorabile silfide' (lo sussurro con un filo di voluta ironia, facendo ben attenzione che il Gian non confonda 'silfide' con 'sifilide', non che la cosa per lui faccia differenza: non è un maniaco dell'etimologia. Questa volta siete Voi a non dover confondere 'etimologia' con 'etnologia') non sei esattamente un bell'esempio", ma io, lo sapete, sono persona pacata, mite, al limite del mansueto, quindi, trattenendo a stento le lagrime che un eccesso di... disapprovazione per tanta apprensione nei miei riguardi vorrebbe far tracimare dalle mie ciglia (è terribile quando il rimmel cola!) propendo per una pausa di riflessione per decidere come affrontare la serata che mi aspetta.

Decido, allora, di non affrontare il nemico direttamente o, come si suol dir 'per le corna' sia perché il Gian è di taglia XXXL sia perchè sulla fedeltà della Maria non potrei mettere la mano destra - e neppure la sinistra - sul fuoco (potrei essere costretto a dire 'addio' al pranzetto ed il profumino che arriva dalla cucina è pura ambrosia, credetemi sulla parola e sul naso!), ma, cerco di ricondurre alla ragione il tanto generoso e volenteroso quanto ottuso e sfibrante pachiderma (per i mio già di suo sensibile e provato sistema nervoso).

Convinco il Gianluca ad affondare i nostri fondoschiena nelle comode ed invitanti poltrone soffici-soffici come due babà perché, gli spiego, "seduti si ragiona meglio". Ne dovete convenire.

Detto per inciso, le poltrone sono sì comode, ma, per non rovinarle, la Maria ha lasciato il cellophane che avevano al momento dell'acquisto: 20 anni fa, regalo di nozze!
Ringrazio solo che il gran caldo di agosto sia passato: c'è qualcosa di più fastidioso della schiena appiccicaticcia sullo schienale di una poltrona in finta pelle modello anni '70'?

Cercando di introdurre il ragionamento anticipando quelle che saranno le conclusioni del mio ragionamento, col rischio di rovinare l'effetto-sorpresa, dopo una voluta pausa che vorrebbe creare un'adeguata suspence: "Vedi, Gian, (opto, propendo per un più confidenziale 'Gian' per mettere l'ottuso a suo agio), a parte che – per principio – sono contrario a confondere Ammmore e denaro, è anche vero - che UUUUNO mancano i presupposti per iniziare una ‘storia’ e DUUUE, ancora e soprattutto, nella mia situazione attuale (sempre che di attualità si possa parlare dopo due anni) una love story sarebbe semplicemente deleteria: non me la potrei permettere per non rovinare il mio equilibrio che è sì stabile, ma precario come un ragazzino al call center".

Il buon Gian ha ora la fissità dello sguardo tipica del bovino.

Anche lui, come il povero manzo che viene condotto al macello, non ha ben chiaro dove lo stiano portando, ma ha sagacemente intuito che c'è di mezzo una fregatura.

Mi mette un po' a disagio il suo spaesamento (tutto sommato sono io l'ospite) e, quindi, cerco di metterlo a suo agio anche per non sentirmi io a disagio col mio senso di colpa: "Cercherò di spiegarmi se solo avrai la compiacenza di seguire il mio ragionamento".

"Allora Già (avete notato come cerco di metterlo ancora più a suo agio ricorrendo all'ancora più subdolo 'Già', più intimo e familiare di 'Gian'?), essendo persona ordinata, inizierò dai presupposti".


Intuisco facilmente (non si deve essere un'aquila per intuirlo ed io aquila non sono, fino a prova contraria) il suo smarrimento e capisco, quasi compiacendomene, il senso di autoerotismo che deve provare un imbonitore di una televisione privata del bergamasco quando immagina, una volta sceso in campo oltre il video, di condurre in un glorioso 'suo' futuro, a mo' di pifferaio magico, un 40% circa di suoi compatrioti.



"Mi dai ragione
- dico intimamente e familiarmente al Già - se io dico che l'Ammmore inizia generalmente, ma non necessariamente col corteggiamento?".

Il Già si è un piccolopoco imbambolato e mi preoccupa perché non risponde e temo che l'encefalo sia andato in stallo.

Cerco, allora, di vedere se è ancora lì con me: "Già, Già, Già, ci sei? ci sei? dammi un segno di vita!, non di vitalità, mi basta un qualunque cenno di vita!".


Il Già si stropiccia gli occhi incantati come possono essere incantati quelli del serpente di fronte al flauto di un incanta-appunto-serpenti e, quasi con disappunto, quasi come se fosse la mia di mente - e non la sua - a vagare per l'aere, sbotta con un energico, vigoroso, fragoroso, impetuoso, roboante: "Certo che ci sono! E dove vuoi che sia andato? ... L'acqua bolle?".

"Allora - proseguo rinfrancato della pur dubbia lucidità dell'amico -, vedi, io non nego che, se di vero Ammmore si tratta, il denaro non è la conditio sine qua non, non deve esserlo, guai se lo fosse; ma è altrettanto vero, mi smentisca chi ne ha il coraggio, che nella fase di approccio, di corteggiamento, ma sì, esageriamo, di seduzione, qualche spicciolo va investito".

"Insomma, Già, tu lo sai, tu mi conosci, sono pienamente favorevole alla parità dei diritti e, certo, non mi offenderei se 'lei' volesse pagare 'almeno' la sua parte, Se, poi, vuole osare ed offrire tutto lei, beh, sono un cavaliere e non me la sentirei proprio di offenderla con un brusco e secco “no, lascia ... 'offro io’: ma proprio tu mi hai detto di parlare di scienza e non di fantascienza, indi ragion per cui mi accontenterei di trovarne una che proponga di pagare alla romana”.

"Ma questa condiscenda da parte mia deve, per forza di cose, essere limitata e non ostentata: ferire il suo orgoglio con la vile pecunia? Non sia mai: mica voglio darmi le arie di essere un qualunque premier di una repubblica delle Banane, io!".

"Insomma, ... Già ... Già ... Già ... ci sei sempre? Occhei, per favore, ogni tanto sbatti quegli adorabili occhioni da cerbiatto che mammà ti ha dato così capisco che sei vivo, sei qui con me e, forse, mi stai seguendo".

Ancora una volta il Già si mostra contraddetto e contrariato (non riesce mai a fare una cosa sola per volta) e, per rassicurarmi, domanda: "Che succede, l'acqua bolle? Dobbiamo buttare la pasta?".

"Non ti preoccupare della pasta: ci penso io alla pasta" lo rassicuro, togliendolo da altri pensieri che potrebbero (come se ce ne fosse bisogno) distrarlo: un pensiero alla volta è più che sufficiente e, forse, di troppo per il Già.

"Dove eravamo? - questa volta sono io a dover riprendere il filo del discorso - Ah, sì... il corteggiamento ...".

"Allora, tu conosci quanto disperante e disperata sia la mia situazione economica: ogni volta che la direttrice della filiale mi vede andare a prelevare, beffarda mi domanda: ma è sicuro di avere ancora qualcosa? Ed io ricambio la cortesia, facendo finta di soffiarmi il naso e spernacchiandola"

"E' vero, la prima volta me la potrei cavare con un caffè ed una battuta simpatica (con quelle vado forte); la seconda volta, tanto per essere originale, potrei … offrirle un caffè e rincarare la dose con una nuova battuta di spirito: non sono ben messo quanto a soldi, ma sono persona ilare e faceta".

"Certo, ci sarebbero lunghe, lunghissime passeggiate, tante risate alternate a studiati e misurati, interminabili silenzi; senza bere, la bocca si asciuga e diventa alquanto difficile parlare e tener viva la conversazione. Ma andiamo verso l’autunno e, se non capita niente di nuovo quest’anno, all’autunno seguirà l’inverno: stagioni fredde, bagnate, ventose, nebbiose, nevose ed umide per definizione. Giusto, Già?".

Il Già si riprende dallo stato catatonico e domanda: "Freddo? Hai freddo? C'è qualche finestra aperta? Vuoi che chiuda? Preferisci una copertina?".

Temo che il Già si distragga e lo rassicuro: "Non fa freddo, adesso, ma farà freddo... poi!".

"Insomma, a lungo andare, a forza di caffè, è pur possibile che la lei inizierebbe a declinare i miei inviti ovvero, a forza di caffè, la situazione inizierebbe pure farle perdere il sonno e, si sa, una femmina della specie che non dorme – per di più zuppa di caffè come un savojardo pucciato nel caffè - ha un pretesto in più per essere irritata".

Il grosso, non richiesto, si inserisce nel ragionamento, forse per far capire che anche lui ha qualcosa da dire: " ...sempre così suscettibili le femmine!".


"Allora, in conclusione, avendo l'ancora vaga speranza che tu mia abbia sin qui seguito nel ragionamento, spero tu convenga con me: lo dico sempre e non inizierò, certo, adesso a smentirmi che per essere felici, per il vero Ammmore, i soldi non sono tutto, ma è pur vero che sono qualcosa. Se non altro un buon inizio ... se non un 'buon inizio' almeno un 'inizio' ".

E cercando la sua approvazione domando: "Giusto, ... Già?".

E lui, di rimando, immediato e puntuale come un 'vaff' ' quando ci si rende conto di aver pestato una 'merd': "Già, ... giusto!". (ndr. : avrei potuto scrivere 'puntuale come un orologio svizzero', ma sarebbe stato banale e scontato e, si sa, a volte degli svizzeri non ci si può fidare!).


Già, ..., già, ... il Già mi sembra abbastanza perplesso e confuso: gli propongo di schiodarci dalle pur comode poltrone, di berci un bel caffè e di respirare una boccata di idrocarburi sul balconcino.

Ma, prima, butto la pasta: il Già è in evidente stato di confusione mentale, più del solito, ... comunque.



Conclusione

Il pur bravo disoccupato, costretto a lesinare al centesimo i propri risparmi per sopravvivere, può, mi si passi il termine, 'investire' in un corteggiamento, investimento che neppure offre gli garanzie di risultato? La domanda è pleonastica, adorabili lettori, ancor più adorabili lettrici.


(ndr.: "Il pleonasmo (dal greco πλεονασμóς: pleonasmós) è la figura retorica per cui si ha un'aggiunta di parole o elementi grammaticali esplicativi a un'espressione già compiuta dal punto di vista sintattico. A tale accorgimento, il cui effetto è un'evidente ridondanza, si ricorre per ragioni stilistiche, al fine di dare alla frase una maggiore chiarezza o efficacia. 'Domanda pleonastica': domanda che sottintende la risposta, domanda che contiene nella domanda la risposta).


(segue ...)


NON e` una storia di pura invenzione.
Nel racconto SI FA riferimento a fatti e persone REALI.



martedì 6 ottobre 2009

42. Oggi parliamo di sesso (parte 1/12)




Care Lettrici, Cari Lettori,

ammettetelo, convenitene, se molti di Voi che, normalmente, con una scusa piuttosto che con un'altra, altre volte hanno trovato dei pretesti ('non ho tempo', l'acqua bolle', 'mi scade la sosta per il parcheggio', 'toh, squilla il telefono', 'mi sembra abbiano suonato alla porta', 'ho una marea di cose da fare', o, più onestamente, 'non ne ho voglia') per non leggere le nius del blog, mentre questa volta hanno trovato tempo, è anche se non soprattutto per il titolo.

Si chiama 'marketing'.

Ma non voglio deludervi, anche se la tentazione è forte.

Quindi, bando alla ciance e cominciamo dall'inizio (non fosse altro perché cominciare dalla fine sarebbe molto più complicato).

Credo di poter dire, senza tema di smentita, che il vero motore del mondo, del suo progresso – ma anche delle sue inquietudini e della sua infelicità - è l'accoppiata amore/sesso. Non necessariamente in quest'ordine, non necessariamente abbinati.

L'uomo e la donna si sono evoluti insieme, fianco a fianco. E questa semplice, elementare considerazione potrebbe spiegare, di per sé sola, che la femmina della razza umana è l'animale ad un tempo più coraggioso, ma anche più sconsiderato e sciocco che vi sia. L'unico essere che riesca a sopportare un uomo a fianco per tutta la vita! Un'esperienza talvolta, anzi, spesso terribile che nessun altro essere vivente sarebbe in grado di sopportare.

La donna è anche quella che, pur biasimandolo, ha fatto il maggior sforzo per avvicinarsi all'uomo (parità dei diritti, diritto di voto, parità sul lavoro, diritto di voto, diritto di togliersi il burka, diritto di parlare in presenza degli uomini, diritto di parlare di calcio…), commettendo, per altro, il suo errore storico maggiore.

Facciamo un semplice, banale esempio: se solo non si fossero intestardite nel pretendere l'assurdo diritto di guidare – come gli uomini – oggi il traffico sarebbe letteralmente dimezzato: nessun problema di parcheggio, fabbisogno di petrolio ridotto della metà, minori problemi di inquinamento, niente spauracchio per il buco d'ozono…

Se, invece, avesse cercato di far diventare l'uomo come lei, forse le cose sarebbero migliori o, comunque, sarebbero andate diversamente.

Nei tempi preistorici il globo terraqueo, si badi, l'intero globo terraqueo era indubitabilmente dominato dall'uomo: si parla del cercopiteco (non della 'cercopiteca'), dell'uomo di Neanderthal (non della 'donna di Neanderthal'), dell'homo erectus (non dell' 'homa erecta').

Il loro ideale di donna era la Venere di Willendorf e non c'è da stupirsi che si accoppiassero due o tre volte l'anno.

Erano tempi bui, gli uomini non sapevano ancora ridere, mangiavano carne cruda, morivano prima dei 28 anni, non esisteva il calcio e neppure la televisione (anche se ultimi ritrovamenti sembrerebbero smentire questo credenza).

Ma erano felici!

Solo alcuni millenni più tardi, con l'avvento dell'homo sapiens e della Donna Summer iniziò tra gli esseri umani una progressiva ma inesorabile ed inarrestabile differenziazione di generi ed abitudini.

Mi limito ad osservare che l'avvento di Michael Jackson ha non poco confuso le idee sulla catena evolutiva.

Col passare dei secoli le razze si sparsero su tutta la terra, evolvendosi sempre più e differenziandosi per usi, caratteristiche, colore della pelle. Ma le differenze più macroscopiche non sono tra razza e razza, bensì tra maschi e femmine della stessa razza. E, nonostante la scuola RadioElettra abbia organizzato dei corsi avanzati, dei veri e propri master per corrispondenza con in palio l'ambito diploma in “Comprensione tra i sessi”, per il maschio la donna è sempre e comunque un animale misterioso ed imperscrutabile e, come tutte le cose che non si conoscono, fa paura, divenendo, talvolta, oggetto di venerazione e culto.
Come il fulmine di cui l'uomo preistorico non sapeva darsi una ragione, ma che pure temeva per la feroce capacità distruttiva e – per tale ragione – prese a venerare nella speranza, vana, di ingraziarselo.

Ma veniamo a i nostri giorni.

L'uomo, il maschio ha capito che la ruota rotola, il baleno balena e la folgore folgora; ha creato opere d'arte insuperabili, ha domato il fuoco e l'elettricità, ha imbrigliato i fiumi, ha costruito edifici aaaaaaaltissssssimi. Si sussurra persino che a breve avrà la meglio sull'energia atomica: potrebbe trattarsi di una leggenda metropolitana, ma il solo parlarne dà l'idea che per il genio dell'uomo sembra non vi siano confini.

Eppure, per l'uomo la donna resta ancora un mistero: brancola al buio come un cieco bendato e con gli occhiali scuri!


Cercherò, allora, non già di dare una soluzione ai tanti dubbi che ancora obnubilano la mente dell'uomo nei confronti della femmina, quanto di fare un po' di ordine, di mettere dei punti fermi, degli spunti di riflessione per chi, dopo di me e meglio di me, vorrà/potrà cercare di proporre un'interpretazione e delle soluzioni per il più grande enigma cui l'uomo si trova di fronte: la donna!

Anzitutto, non esiste un solo genere di femmina: essa è suddivisa in tante sottospecie, tanto per confondere all'uomo le poche idee già confuse per conto loro.


Un tipo assai diffuso di donna è la 'femmina romantica'.

Il romanticismo è una caratteristica propria della femmina umana, ma è assolutamente destabilizzante – per non dire deleteria – per il maschio della specie.

Procediamo per approssimazioni successive e facciamo degli esempi.

Prendete un uomo ed una donna. Presi? Bravi, metteteli a letto, nello stesso letto. Fatto? Bene!

Aspettiamo ora che abbiano fatto l'amore. A questo punto nella stanza si è determinata una temperatura di 4.800 gradi farhenheit, ovunque rotoli di calze, mutande, lenzuola in ogni dove. Avete presente la gabbia di un criceto? Qualcosa del genere. L'uomo è sudato, ansimante come un asmatico.

Lei, la femmina romantica, con voce flautata e con occhi a fessura gli sussurra: “Mi fai le coccole?”.

È a questo punto che il romanticismo di lei innesca la follia di lui che proprio non riesce a dire di no (è uno degli stratagemmi che subdolamente la femmina della specie adotta – sfruttando un momento di debolezza del maschio – per averlo in suo potere e legarlo a sé): lei vuole dormire abbracciata tutta la notte, facendo venire allo sciocco, incosciente, sprovveduto tapino prima un insopportabile formicolio, quindi la sensazione di una ventina di sanguisughe che gli drenano il braccio, infine la sensazione che un laccio emostatico, strettissimo, gli abbia atrofizzato irrimediabilmente l'arto.

Ma, se anche l'uomo riesce a superare la notte, appena svegli, prima ancora che lui abbia finito di porsi la domanda “chi ha fatto entrare quest'estranea nel mio letto?”, lei lo vuole baciare: di prima mattina, appena svegli, momento in cui chiunque con una sola alitata sarebbe capace di ammazzare un cammello a sei metri di distanza, di far cagliare il latte ad una mucca prima ancora che venga munta!

La femmina romantica è, poi, capace di parlare per ore ed ore con una vocina infantile, e, chiocciando, gli sussurra “Amole, amole mio, mi vuoi bene? Quanto mi vuoi bene? E mi pensi? Quanto mi pensi?”: quella stessa voce che lui, prima di portarla, finalmente a letto, trovare a-d-o-r-a-b-i-l-e, ma che ora, il mattino dopo gli fa venire l'irrefrenabile impulso di afferrare il primo oggetto contundente per colpirla in mezzo agli occhi.

Ma il romanticismo non è l'unico motivo di incomprensione tra le due specie, tra maschio e femmina.

Un altro tipo di femmina piuttosto diffuso nella nostra società basata sulla bellezza fisica è la femmina insicura (mi permetto di precisare: subdolamente insicura), che – a sua volta – può essere 'insicura ottimista' ovvero 'insicura pessimista'.

Le prime, le insicure ottimiste, sono quelle che cercano, di essere rassicurate sul loro stato di grazia, con frasi tipo “Non ho molti peli, vero?”, “Mi sta bene questo nuovo taglio di capelli, vero?”, “Questi pantaloni non mi allargano i fianchi, vero?”, “Non ho le tette piatte come la tua nuova collega, vero?”, “Non sono ingrassata troppo, vero?”, e la temutissima “Non ho la cellulite, vero?”, mostrando una porzione di coscia che si differenzia dal Buondì Motta solo perché quest'ultimo non ha il reggicalze.

Questo genere di femmina crea uno stato ansioso-psicotico nel maschio della specie, ma mai quanto la femmina insicura pessimista.


La loro risposta ricorrente (a tradimento, per qualsiasi domanda, anche senza domanda) è, con voce sibilante, palesemente irritata, che preannuncia tempesta “Se dici che sono 'carina', vuol dire che per te sono un mostro!”.
Molti studiosi hanno cercato di capire quale sia la risposta migliore per uscire indenni da questa domanda a vicolo cieco, ma sembra che non vi sia alcuna risposta!

Un altro tipo di femmina che crea imbarazzo, disagio ed insicurezza sul maschio della specie è la femmina iperattiva, quella che, mentre è a letto con un uomo, prepara il caffè, lava i piatti, mette il bucato in lavatrice, chatta su internet con le amiche, risponde al cellulare mentre risponde agli essemmesse del gestore, legge il giornale … senza smettere di fare l'amore.

Una variante della femmina iperattiva è la femmina manager, quella che ha i minuti contati.

Quando il maschio è pronto, si sente pronto per ore ed ore di sesso (dopo settimane di astinenza, col testosterone a palla, forte anche di una tanto generosa quanto abbondante dose di Viagra), lei ha costantemente lo sguardo fisso sull'orologio e impugna tenacemente il cellulare in attesa di una telefonata cui deve assolutissimamente rispondere.
Se anche la telefonata non dovesse arrivare, dopo neppure un paio di minuti, prima ancora che lui abbia avuto il tempo di abbassare i pantaloni, lei correrà via dal languido abbraccio con un "Uh, come si è fatto tardi, faccio tardi: devo andare!”.

Un tipo di femmina meno diffuso, ma altrettanto destabilizzante e fonte di insuperabile insicurezza per il maschio è la femmina libidinosa.

Questo esemplare è di solito, ma non sempre, facilmente riconoscibile.



Prima che il maschio della specie abbia perso la sua già di per sé bassa capacità di intendere e volere, c'è un sicuro, chiaro, inequivocabile segno di riconoscimento per distinguere e riconoscere la femmina libidinosa: quando lei ha individuato il maschio-preda da lontano, socchiude un po' gli occhi (non è miopia: è per prendere meglio la mira, separare la preda dal branco), sguaina quei 30-35 cm di lingua, a mo' di cotoletta alla milanese e comincia dapprima ad umettarsi voluttuosamente le labbra, poi le guance, finendo col farsela schioccare generosamente e sonoramente sotto il lobo delle orecchie.


Sfodera, quindi, il possente torace per sfoggiare tutta la sua fisicità, sulla quale basa la sua seduzione.

A questo punto, il maschio-preda che ha puntato, lusingato ma perplesso, si volta per vedere se c'é qualcun altro dietro di sé, ma meglio farebbe a cercare una via di fuga. Lo sprovveduto, lusingato ma turbato e financo preoccupato, capisce che per lui non c'è scampo: è oramai la vittima designata della vedova nera, della mantide religiosa.

Oramai per il maschio della specie è troppo tardi.

Sinuosa, lei lo spinge e lo chiude tra le sue spire in un angolo buio; si apre la camicetta facendo saltare tutti i bottoni. Appena il maschio la sfiora, lei ulula come un licantropo. Quindi comincia la fase dei baci, il che per il maschio significa ritrovarsi i 30-35 cm di cotoletta alla milanese che gli sgorgano l'esofago.

In men che non si dica lei è a casa di lui (se non è libera la casa di lui, allora a casa di lei, ma qualsiasi pertugio è buono), nel letto, tra le lenzuola dove consumano un tot di botte al muro con quadri che cadono per terra, tric trac, ciuf ciuf, botti, raudi, petardi, bengala con grande paura degli anziani vicini i quali, a questo punto, chiamano la polizia.

Poi, alla fine, la calma totale. È il silenzio dopo la tempesta.

Lui si gode compiaciuto l'impresa, non vede l'ora di raccontare tutto agli amici, si trattiene a stento dall'accendersi una sigaretta e dal chiederle “Ti è piaciuto?”, ma la magia del momento è rotta solo dalle parole di lei “Egoista, hai pensato solo a te ...!”. Lui la guarda e con voce tremula, ma calda, ribatte, “Stai mentendo solo per farmi piacere ...” ed inizia a singhiozzare.

Tutti questi esempi portano alla stessa conclusione: l'incomprensione tra maschio e femmina della razza umana è quasi esclusivamente di tipo sessuale. Infatti, nonostante lo sviluppo culturale e tecnologico, nella maggior parte dei casi il maschio della specie è rimasto un animale. Ancora oggi, per molti uomini, donare gli uomini alla scienza significa andare a letto con la professoressa di biologia. Per l'uomo l'atto sessuale è come un concorso a premi, come vincere il prosciutto sull'albero della cuccagna alla festa dell'Unità.

L'uomo che si dedica a tale attività con eccesso di zelo, in maniera esagerata e smodata viene definito un lussurioso, il che non è – come i più potrebbero pensare – un complimento, in quanto la lussuria è pur sempre uno dei sette vizi capitali, insieme a Gola, Accidia (mai capito cosa sia), Brontolo, Eolo, Servio Tullio, Tullio Ostilio, Palatino, Esquilino e Quirinale.

Soci ad honorem della categoria dei lussuriosi sono Emilio Fede, Belpietro e Feltri per la loro infaticabile attività di leccaculi.

Ma parlare di politica non è mia intenzione.

È, semmai, curioso che la Chiesa cattolica contempli la lussuria tra i vizi per i quali il genere umano rischia il castigo eterno, mentre non faccia cenno al traffico d'armi, al sequestro di persona, alla corruzione, al falso in bilancio, all'eccidio, a rete4.

Questo sembrerebbe avvalorare il sospetto che la Chiesa abbia sempre avuto una particolare idiosincrasia per il sesso (se si esclude il sin troppo vituperato Alessandro VI): infatti non c'è stato Papa che non abbia scritto volumi ed encicliche contro le pratiche sessuali.
Sorge, allora e però, spontaneo un dubbio legittimo: ma come fanno i Pontefici a sapere tutte queste cose sul sesso se non lo hanno mai fatto? Io ho paura del fuoco da quando mi sono bruciato.

Sarebbe come se Gandhi avesse scritto un libro di ricette, Totò Riina scrivesse un libro di educazione civica, Bossi un libro sulla Costituzione, Sgarbi un libro d'arte, Buttiglione un libro di filosofia, Berlusconi un libro di buone maniere, Valeria Marini un libro, un libro qualsiasi …

Ordunque, e quivi vengo alla conclusione di questa parte 1, se è vero quanto ho sinora sostenuto, ne deriva che il sesso è la causa fondamentale della grande incomprensione tra maschio e femmina della razza umana e, quindi, è per il maschio della specie possibile fonte di indicibile dolore, sofferenza et preoccupazione.

(segue ...)

NON e` una storia di pura invenzione.
Nel racconto SI FA riferimento a fatti e persone REALI.


giovedì 1 ottobre 2009

41. Anniversario namber tù: credo che per credere ...




"Credo che per credere, in certi momenti,
ci voglia molta energia"


(Freccia)



Care Lettrici, Cari Lettori,


lo so, qualcuna/-o di Voi potrebbe domandarsi e, forse, chiedersi, cosa ci sia da festeggiare quest'oggi, quale ricorrenza sia da celebrare.

Alcune/-i di Voi potrebbero ricordare che fino all'inizio degli anni '80 il 1° ottobre era in Italia la data di inizio di tutte le scuole del Regno (lo so, lo so che l'Italia è una Repubblica, ma date al Silvio ancora qualche mese e vedrete …) e, poiché in questo giorno viene celebrato san Remigio, i bambini di prima elementare erano detti "remigini".

Ma non è di san Remigio che voglio parlare.

Altre/-i, irriducibili nostalgici, potrebbero ricordare che nel 1949 Mao Zedong (che è passato alla storia come Mao Tze Tung) ha dichiarato la costituzione della Repubblica Popolare Cinese.

Ma neppure di questo voglio parlare, per cui rimettete negli armadi delle bandiere rosse e riponete in libreria il libretto rosso. So che a Pechino stanno preparando grandi festeggiamenti ed io non posso permettermi tanto.

Potrei raccontarVi che, in questa data, nel 1988 viene ricevuta la seconda lettera da parte di Jack the Ripper; che nel 1903 i Boston American giocano contro i Pittsburgh Pirates nella prima gara delle moderne World Series di baseball; che nel 1961 il Camerun orientale e quello occidentale di uniscono a formare la Repubblica Federale del Camerun; che nel 1969 per la prima volta il Concorde infrange la barriera del suono; che nel 1975 le Isole Ellice si separano dalle Isole Gilbert e prendono il nome di Tuvalu, proprio mentre Muhammad Alì batte Joe Frazier a Manila; che nel 1977 Pelè si ritira dal calcio; che nel 1982 Helmut Kohl sostituisce Helmut Schmidt come Cancelliere tedesco attraverso un voto di sfiducia costruttivo.

Ma non è di questo che vorrei parlarVi.

Oggi, mie cari/miei cari, ricorre un altro anniversario, per conto mio non meno importante ... almeno per me.

Insomma, sono diventato - colpevole l'età - molto cinico ed egocentrico: oggi festeggio i miei 2anni2 di disoccupazione.

Me ne rendo conto, non è probabilmente una di quelle date da celebrare, di cui andar fieri, ma mi restano ben poche soddisfazioni nelle vita ed ho imparato ad accontentarmi di poco.

Ebbene sì: 2 anni2!

Ci sono delle date nell'arco dell'anno che ci costringono a delle riflessioni, a pensare a quanto abbiamo fatto e, già che ci siamo, a quello che ci resta da fare. E' il momento dei mea culpa e dei buoni propositi.

In genere una delle date destinate a questi attimi, a questi momenti di intensa riflessione è il Capodanno. Si chiude un anno e se ne inizia un altro: quale momento migliore?


E così si buttano dal balcone stoviglie, lavatrici con la resistenza (non necessariamente) rotta, piatti, bicchieri quale gesto benaugurante.
Sono riti che non condivido, ma, se proprio dovete/volete farli, beh, ricordatevi di non parcheggiare la vostra auto proprio sotto il balcone. Potrete domandarVi il perché di questo suggerimento, ma … fidatevi....

So per certo di alcuni mariti che, con tale auspicio, cercano di defenestrare le mogli. Mi risulta, tuttavia, che tale atto, per quanto talora giustificabile e giustificato dal codice Rocco con attenuanti non di poco conto, costituisca ancora reato: per tale ragione a tale gesto scaramantico sarà d'uopo far ricorso con estrema parsimonia.

Poi, complice qualche coppa di champagne di troppo, è il momento per pianificare l'anno nuovo: quindi, comprare nuove stoviglie, nuove lavatrici, nuovi piatti, nuovi bicchieri e provarci, appena tornati in ufficio, con la nuova collega ventenne (quella carina, non quell'altra!).

Personalmente, ho trascorso l'ultimo capodanno insonne, cercando di domare una perdita del bidet, sforzandomi di ricordare qualche preghiera perché il bagno non si trasformasse in una risaia.
Sarebbe stata, pensandoci adesso, un'occasione per avere una coltivazione in casa di funghi e delle alghe fresche, ma – come spesso mi capita – è quel genere di idee geniali che mi vengono in mente quando, oramai, è troppo tardi. La classica 'occasione mancata'.

Ma, se è vero che bisogno essere ben svegli e prendere al volo il tram quando passa, nel mio caso devono aver spostato la fermata.

D'altra parte, è anche vero che non mi ero comprato della biancheria intima rossa e, se è vero che “chi non … lo fa … a capodanno, non lo fa tutto l'anno!”, beh, questa potrebbe essere la dimostrazione scientificamente provata della mia pausa di riflessione (vado forte con gli eufemismi?). Ragion per cui, per i prossimi 3 mesi, mi sono messo il cuore (ho dovuto pensare un po' a quale parte anatomica citare, ma, pensando che tra i lettori potrebbero essere delle anime innocenti e caste, ho optato per 'cuore') in pace.

Insomma, come, forse, alcuni di Voi sapranno, due anni fa fui costretto ad una scelta che non rimpiango e che rifarei: sapevo che cercare di rientrare nel mondo del lavoro sarebbe stato difficile, ma è altrettanto vero che la Lehman Bros. aveva avuto il buon gusto di non alzare bandiera bianca, con tutto quello che ne è seguito.

Nonostante tutte le fosche previsioni che pure ad un certo punto mi sono trovato a fare, come si suol dire 'tengo botta'.
Sinceramente – e quando mai non sono stato sincero con Voi? – all'inizio dell'anno scorso mi ero dato una scadenza (proprio come il latte o i grandi amori) per la vendita – prima dei mobili e, poi, dell'appartamento – che avrebbe dovuto essere a cavallo tra maggio e giugno.

Ricordo che intorno a marzo mi trovai a passare di fronte al dormitorio pubblico di via Marsigli. Essendo nel mio quartiere, immaginavo che lì avrei dovuto fare domanda per un giaciglio. In quei giorni ne stavano terminando il restauro (per quanto la costruzione sia recente, necessitava di opportuni ritocchi) e stavano dando l'ultimo colpo di vernice.

Me ne compiacqui, pensai che mi sarei trovato bene. E già mi immaginavo le nuove amicizie che avrei potuto fare.

Mi rendo conto che per alcuni di Voi stavo esagerando, ma – credetemi – ci sono momenti in cui si hanno pensieri del genere.

D'altra parte, senza lavoro, costretto a vendere casa è ben vero che avrei potuto comperare una magione più piccola, che sarei potuto andare in affitto in qualche pensione ad una stella, ma, a conti fatti, si tratterebbe semplicemente di rinviare il problema. Non di risolverlo!

Poi, un paio di 2 o 3 (il giuoco di numeri è puramente voluto) fortunose combinazione et voilà, eccomi ancora qua!

E' vero, sono in ritardo con le rate di riscaldamento che tra un po' andrà a ricominciare, ma vediamo quello che succederà. Non so perché, eppure l'amministratore del mio condominio si oppone tenacemente all'ipotesi che io mi costruisca un camino in casa: darebbe un tocco di classe ed ho tanti libri cui potrei dar fuoco, imitando Pepe C.

Non dispero, anzi, spero (pardon per l'errore di sbaglio) di trovare un lavoro che mi rimetta in carreggiata, eppure ci sono sensazioni, delle esperienze che spero di non dimenticare.

Da 2anni2 ho imparato a vivere con 300 euro al mese (tabacco e cibo per gatti compresi). Ad alcuni di Voi potrebbe sembrare una boutade, una smargiassata, una spacconata. Ma provate a riflettere e, se non vi viene mal di testa, ragionare con me: provate a pensare di eliminare veramente tutte le spese inutili.

Quest'anno potreste non rinnovare il guardaroba, potreste rinunciare ad andare al cinema (ma, se vi date 6 mesi, daranno lo stesso film in tivvì), evitare la paytivvì (per slogarsi il pollice è sufficiente fare lo zapping coi canali 'liberi'), usare i mezzi pubblici (lo sapevate che gli iscritti alle liste di disoccupazione pagano l'abbonamento trimestrale 9 euro? cicca-cicca), non comprare l'ultimo best seller o l'ultimo cd (li potrete sempre prendere in biblioteca, farveli prestare o comprare una volta che otterrete uno stipendio).

E' vero che è consigliabile anche evitare i ristoranti, ma, se saprete gestire bene le public relations, troverete sempre qualche amico che Vi inviterà a cena.

Ecco, in tale eventualità dovrete avere riguardo a 1. non dire che siete allergici a questo o quel cibo (dovrete esser pronti a sopportare stoicamente l'orticaria), 2. criticare quello che vi viene offerto nel piatto 3. sputare nel piatto in cui mangiate.

Se, poi, le portate dovessero essere veramente così terribili, fateVi forza: 1. storditevi con bevande gasate e pane (sarebbe preferibile dell'autarchico polistirolo, ma non tutte le padrone di casa hanno il buon gusto di servirlo come companatico), 2. tenete viva la conversazione (è opportuno prepararsi prima), 3. evitate di parlare delle vostre dis-avventure (c'è chi si potrebbe annoiare) e di politica (a meno che non siate ben certi che i padroni di casa condividano la Vostra fede politica), 4. evitate di parlare di donne in modo dispregiativo e/o lussurioso (è un tema che le regine del focolare – non si sa bene perché – non gradiscono), 5. se proprio non riuscite a lodare la maestria di chi è stata ai fornelli, lodate almeno le stoviglie e, nei casi disperati, la tovaglia (purché non palesemente macchiata o verrete immediatamente sbugiardati), 6. togliete il disturbo prima che i padroni di casa, vinti dal sonno, se ne vadano a letto (non sempre la Vostra intromissione tra le lenzuola è gradita: ho detto 'non sempre', valutate Voi a seconda delle circostanze).

Insomma, a meno che non abbiate figli o amanti o non tiriate di coca, Vi accorgerete che si può vivere con 300 euro al mese. Certo, all'inizio più che 'vivere' Vi sembrerà di 'sopravvivere'; all'inizio non sarà facile non comprare quella camicia di cui penserete di non poter fare a meno (ma vi accorgerete che potete pur sempre lavare e, soprattutto, stirare la camicia che avete già); all'inizio Vi sembrerà impossibile non comprare quella rivista sugli yacht e panfili (ma è pur possibile che l'anno prossimo preferirete andare in montagna e non sapreste cosa farvene della barca); all'inizio Vi direte che proprio non potete rinunciare a quella serata con gli amici (ma quando tornerete a casa vi chiederete perché frequentate ancora 'quegli idioti', perché hanno scelto quel ristorante dove si paga carissimo per mangiare così male); all'inizio Vi monterà la bile perché non potete più permettervi di pagare l'assicurazione dell'auto (quando, negli ultimi anni, neppure Vi siete tolti la soddisfazione di avere un incidente; senza contare che avrete risolto il problema del parcheggio che non si trova mai); all'inizio Vi dispiacerà non poterVi permettere le vacanze al mare (ma quando, poi, vedrete al tiggì quel marasma che si accalca sulle spiagge ringrazierete di starvene tranquilli a casa).

All'inizio pensavo al lavoro che facevo e che mi piaceva; al tenore di vita, non alto, ma soddisfacente, che mi potevo permettere; ai viaggi che adoravo fare, a quelli che avevo in animo di fare e che – molto verosimilmente - non mi potrò più permettere. Ma, poi, mi sono detto che avevo avuto la fortuna di fare un lavoro che mi piaceva (a quanti non è mai capitato, né mai capiterà); la fortuna di non avere grandi problemi economici per 40 anni (quanti vivono da sempre in lotta con' la terza', ma che dico 'la terza'? 'la seconda', ma che dico 'la seconda'?: quanti neppure iniziano a cominciare il mese?); la fortuna di aver fatto dei viaggi (quando molti per tutta la vita neanche si allontanano dal proprio quartiere).

All'inizio provai astio per le colleghe che pure tanto avevano contribuito alla decisione che fui costretto a fare due anni fa, ma ben presto mi resi conto che questo non avrebbe contribuito al trovare una soluzione ai miei problemi; che, già iperteso per natura, la pressione mi sarebbe montata come la majonese fino ad impazzire; che il rancore non mi avrebbe permesso di trovare una serenità che considero necessaria per non perdere la testa; che c'è gente deep bastard inside che gode come un riccio delle disgrazie altrui: perché dar loro questa soddisfazione?

All'inizio, …; all'inizio, …

All'inizio non dico che sia facile: anzi! Ma, col tempo, ci si accorgere che la vita va avanti lo stesso, anche senza tutte le cose che, pure, prima ci si potevate permettere (permettere anche solo sperare di avere).

Non sono mancate le delusioni (quelle non mancano mai: non mancavano prima, volete che manchino adesso?): molti di quelli che credevo essere amici sono spariti, ma, con enorme sorpresa si scopre di averne di nuovi, persino di insospettabili.

In fondo, per quanto sia un'esperienza che non consiglio a tutti, un modo per scoprire chi siano i veri amici è proprio quando si ha nulla da offrire loro. Senza contare che è una bella cartina di tornasole: vuol dire che si è fatto qualcosa di buono.

Continuo a cercare un lavoro, dicevo dianzi, in linea con un possibile 'riciclo' delle mie esperienze professionali (si fa un gran parlare di riciclaggio e di raccolta differenziata), ad inviare civvì anche per le offerte di lavoro più assurde, a sperare in una svolta ad ogni colloquio, anche se è verosimile non ci siano molte possibilità.

In fondo, mi dico, è come chiedere ad una ragazza di uscire: può dire di 'no', ma, se non glielo si chiede, non ci si concede neppure la speranza che ci dica di 'sì'! E, così, anche se non ho mai avuto grande fortuna con le ragazze, continuo inesorabile, giorno dopo giorno, a compulsare i giornali, a cercare su internette, ad inviare civvì per (quasi) qualsiasi offerta di lavoro: non si sa mai!

Credo di aver raggiunto un equilibrio, una calma stabile: precaria, ma stabile.



Dopo 2anni2, quattro settimane al mese, 6 giorni la settimana che cerco lavoro, qualcuno mi ha suggerito di tenere dei corsi per disoccupati del tipo 'come mantenere la tranquillità quando il livello di merda nella piscina cresce'; forse, dico 'forse' potrebbe avere un senso, purché non si aspettino di trovare anche un lavoro: mi dicono che l'istigazione al suicidio sia sempre reato!


Il segreto credo sia essere curiosi come una faina, recitare la propria parte in questa commedia che chiamano 'vita' per vedere quello che succederà … serenamente. Come un grande attore, come un istrione del palco, recitare a soggetto, seguire appena un canovaccio, improvvisare: per mal che vada sarà sempre del materiale interessante, spero, per il blog.

Immancabilmente capita di incontrare qualcuno che si proponga come il deus ex machina, come il risolutore, come l'uomo della provvidenza, peccato che, immancabilmente, così come compaiono, altrettanto immancabilmente si dileguino.

Poco male: se ancora sono qui, 'a casa mia', lo devo a quegli amici che non pensavo neppure di avere.

Non mi è mai mancato l'amico che mi ha offerto un caffé, che mi ha invitato a cena, che mi ospita per usare internette, che mi ha regalato la sua compagnia con una telefonata, che mi ha segnalato un'offerta di lavoro che mi potrebbe essere sfuggita, che mi ha fatto andare in palestra aggratis, che mi ha permesso di fare una nuotata al mare – dopo 19 anni che non nuotavo al mare (!!!) - , che mi ha invitato a giuocare a golf ed a grigliate (proprio me? io sinistrorso e vegetariano? ebbene sì!).

Insomma, come sono solito dire con quel pizzico di presunzione che talvolta mi contraddistingue (ma che, indubbiamente, fa parte del mio fascino) probabilmente ce l'avrei potuta fare anche da solo, … ma con gli amici è stato tutto più facile.

Scusate se è poco!

Conclusione

Lo ammetto: non ho trovato lavoro e questo è un punto a mio sfavore, ma sono soddisfatto di quello che sono. Credo di poter dire di essere un a persona migliore di due anni fa.

L'autostima viene spesso interpretata in senso negativo, eppure le dedicano dei corsi; la chiesa cattolica la confonde spesso con la presunzione e tende a mortificarla, ma io non sono cattolico.

Ai più potrà sembrare che non ci sia molto da festeggiare, ma, come il salmone, adoro andare controcorrente: mi merito un piccolo atto di gratificazione ... mi merito un chinotto!!!

PS: dimenticavo, ... grazie!




LA VITA AL CONTRARIO

La vita dovrebbe essere vissuta al contrario.Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è già bello che superato.Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno.Poi ti dimettono perchè stai bene, e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione, e te la godi al meglio.Col passare del tempo, le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono.Poi inizi a lavorare, e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro.

Lavori quarant’anni finchè non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare.

Poi inizi la scuola, giochi coi gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non sei bebè.Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene.Gli ultimi 9 mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni.…

E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo!